Due etti e mezzo… che fo? lascio? -2

L’avventura degli scavi in Piazza Signoria è rimasta nell’immaginario cittadino. Per gli archeologi di Firenze ha il sapore di una sfida mancata… il sogno, forse visionario, di un Soprintendente e il lavoro certosino dei suoi collaboratori.

Teatro e terme riportate alla luce con professionalità e passione… per essere sotterrati nuovamente. Le relazioni degli scavi, pubblicate a più riprese su riviste specializzate e sui quotidiani, non sono mai state seguite da una redazione completa e dettagliata… i documenti di scavo, infatti, giacciono in oscure cantine insieme alla maggior parte del materiale… preda di topi, sì, ma non di quelli “di biblioteca”. Un buon compromesso tra l’oblio e la valorizzazione è dato dal pannello posto sul marciapiede poco distante da Rivoire: il rilievo degli scavi permette di immaginare, al di sotto di Palazzo Vecchio e della piazza, le strutture individuate, mentre una piccola pianta del centro cittadino evidenzia l’antico castrum che ha dato origine a Florentia.

La questione della pavimentazione più costosa d’Italia non ha mancato di lasciare uno strascico nei tribunali italiani:

Nel corso della relazione tenuta ieri mattina nella sede del comando regionale dei carabinieri, in occasione dell’ inaugurazione dell’ anno giudiziario della magistratura contabile, il procuratore, facendo riferimento ai settori dove la Corte dei Conti ha in corso indagini su presunti casi di sprechi, ha citato piu’ volte il Comune di Firenze. Ha indicato fra le istruttorie aperte quelle sulla pavimentazione di piazza della Signoria, sul museo di arte contemporanea e su alcuni lavori finanziati nell’ ambito di Italia ‘ 90.

Ecco quello che si leggeva in un articolo datato 1995. All’epoca dell’articolo il Sindaco era Giorgio Morales, decisamente seccato e polemico nei confronti del Procuratore della Sezione toscana della Corte dei Conti, Antonio d’Aversa.

Ma tant’è.. la pavimentazione ormai c’era. Se il bilancio economico faceva acqua, quello scientifico non era da meno:

cassato il museo sotterraneo, ripristinato il basolato con pietre diverse da quelle granducali (stante la scomparsa di quelle originali…), lavorate non più a mano e quindi esteticamente meno accattivanti e soprattutto allocate senza più rispettare il c.d. “dorso d’asino”, la curvatura della piazza, studiata illo tempore per evitare fenomeni come questo…

… i fotografi ispirati ringraziano…

Ma torniamo al dipinto che ha scatenato la fantasia dei Professori:

Vi è ritratto un falò, l’estrema beffa del destino del frate “piagnone“. Savonarola, infatti, aveva rispolverato la tradizione di Bernardino da Siena organizzando i cosiddetti falò delle vanità: enormi roghi che, nell’ultimo giorno del Carnevale, bruciavano le vanità dei ricchi fiorentini, individuate soprattutto nei simulacri pagani o nelle statue ignude, negli ori ostentati. Savonarola riesce a coinvolgere illustri artisti dell’epoca, primo fra tutti Botticelli, ma anche Lorenzo di Credi e altri ancora. Gli studi sul corpo umano e i dipinti di soggetto mitologico finiscono in fumo, nell’estremo tentativo di purificare l’animo sregolato dell’artista rinascimentale.

Verso la fine dell’800, nel quadricentenario dell’orrendo supplizio, i fiorentini, lontani dalle dispute da stradini, pensarono di fermare l’immagine e il ricordo in una targa posta sul luogo del rogo.

Oggi, se ci accostiamo a quella targa e ripensiamo alle vanità, prima dei fiorentini e poi dello stesso fra’ Girolamo, alzando gli occhi vediamo questo scorcio:

Gucci Museo. Una lingua curiosa, diremmo agglutinante, forse in omaggio all’antico etrusco del suolo toscano. Non Gucci Museum, né il banalissimo Museo Gucci. Lì dentro, alla modica cifra di 6 euro (in fondo gli Uffizi vogliono 6.50!) si possono ammirare le vanità fiorentine che hanno fatto il giro del mondo: borse, vestiti, scarpe, ecc.ecc.

Vanità… piazza della Signoria… manca un vertice per creare il triangolo: Leonardo!

Ma certo! Ecco che proprio il Palazzo che ha assistito impietrito all’ultimo rogo della morigeratezza e della forza d’animo ospita inestimabili tesori, opere d’arte che illuminano le enormi stanze di rappresentanza…e proprio in quella più significativa, che ricorda nel nome sia il secolo d’oro dell’Umanesimo fiorentino, sia la proporzione aurea dei custodi delle leggi (e in effetti lo mutua proprio dalle riunioni istituzionali negli anni di Firenze capitale), si consuma l’ultima grande vanità: rovinare un capolavoro reale per trovarne uno ipotetico.

Pochi avrebbero potuto architettare un colpo simile, un vero “fuoco amico” (sempre il fuoco…) che sacrifica Vasari per riscoprire un Leonardo probabilmente inesistente. Eppure è così che funziona il gioco del Bene Comune. Dopo Bargellini, Bogianckino, Morales, oggi è la volta di Renzi. Il giovane Sindaco sa bene, come i suoi predecessori, che il futuro della città si gioca con il suo passato, eppure forse qualcosa gli manca nella sua rincorsa alla fantasia dell’ultim’ora.

Propone il cotto in piazza, senza applicare alcun filtro (storico, scientifico, economico, di buon senso, di buon gusto), ma puntando sull’effetto-sorpresa! Sul “basta che ne parlino”. Contemporaneamente, anzi in realtà un po’ prima, si fa promotore di un’iniziativa in cui credono soltanto tre persone: Seracini, Giacobbo e Mr. National Geographic.

Ma è proprio vero che Firenze è ridotta così? E’ proprio vero che non ci sia più niente da bruciare nel falò? Che tutto quello che passa per la testa può essere detto e magari finanziato?

Intanto la città scoppia e sbuffa, come un esausto gruppo elettrogeno che vuole mantenere le luci accese, timoroso del buio che inghiotte. Le luci sono troppo forti e illuminano sempre gli stessi punti… è negli angoli bui che il Bene Comune si dilegua.. sfugge all’attenzione e, poco a poco, si sbriciola, si sgretola… pensiamo alla colonna in Piazza della Repubblica, ad esempio.

Oppure pensiamo ai tanti angoli cittadini che aspettano qualche intervento per non cadere definitivamente, ad esempio le scuole, che come e più degli Uffizi fanno la Cultura di questa città. Due giorni fa sono state inaugurate le nuove sale della didattica presso l’Accademia: speriamo che l’evento, poco pubblicizzato per la verità, dia nuova linfa e un nuovo respiro ad un museo diventato monotematico suo malgrado.

Pensiamo poi alle società o cooperative archeologiche costrette a chiudere o a stentare in una città che tende al monopolio anche in quell’ambito. Pensiamo all’Archivio di Stato, con 40 euro in bilancio a dicembre, che va avanti con una sorta di elemosina pietosa. Pensiamo all’Ateneo fiorentino, chiuso di sabato per “risparmiare”.

La cultura non è esclusione, tutt’altro. Invece di slogan e di “sparate” sarebbe bello se l’amministrazione comunale provasse a impiegare un po’ di soldi in progetti di ampio respiro, perché quando si fa cultura è possibile far sognare sia con un Leonardo che con un archivista, sia con un Vasari che con un insegnante ispirato e motivato.

Il fuoco, leit motiv di questa nostra carrellata di immagini e di fatti, è il protagonista di molti quadri cinquecenteschi, dove, nella forma della fiammella di una candela, indica la luce della ragione che illumina la mente. Per Savonarola era la luce e il calore che purifica, per Leonardo riscaldava la parete su cui provare una nuova forma di encausto… tutti, a loro modo, ne traevano una nuova visione della realtà circostante.

Oggi l’equipe del dott. Seracini procede a bucare Vasari e scopre un nero, il buio di disegni preparatori che forse non sono mai esistiti [rimando, per il momento, all’articolo di Sergio Risaliti sul Corriere Fiorentino di domenica 18 marzo 2012, che non ho trovato online]

Il “genio” è una prerogativa dell’uomo illuminato, i “buchi” lasciamoli alle talpe nella loro cecità…

ringrazio per la consulenza Mario Iozzo e Fabrizio Paolucci


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2 Responses to Due etti e mezzo… che fo? lascio? -2

  1. francesca scrive:

    Che telepatia! proprio domenica ero in centro con Martino e in piazza della signoria ho fatto caso per la prima volta al “Gucci Museo”, di cui ignoravo l’esistenza. E anch’io mi sono domandata perchè non Museo Gucci (e anche se ha senso la sua stessa esistenza….)
    Quanto al Leonardo sotto Vasari, non hai detto che è stato dato l’annuncio che l’hanno trovato! sempre perchè l’importante è far parlare, poi si fa sempre in tempo a fare marcia indietro…

    • Stefania scrive:

      grazie Francesca! … metti pure il link!
      in ogni caso un post sulla questione Vasari è in preparazione… quando avrò tutti i dati lo pubblicherò. In questo caso è una riflessione ad ampio raggio

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