l’ago, il pagliaio e la figlia del fattore

In una terra lontana d’Oriente vivevano tre principi. A Serendippo, i tre fratelli crescevano, allenati nella guerra ed educati alle arti e alla letteratura. Un giorno il re loro padre li mandò a chiamare. Prima il più grande, al quale confidò di volersi ritirare dal regno e lasciarlo a lui e ai fratelli. Il principe fu sorpreso e rimase sconcertato, rifiutò una simile proposta e sottolineò che era ancora lontano il momento in cui avrebbe sostituito suo padre sul trono. Il re rimase interdetto, in realtà stava sottoponendo i suoi figli ad un esame, per capire se, oltre alla semplice erudizione, i principi avessero appreso anche la saggezza e la determinazione del bravo sovrano e se fossero pronti a governare.

Gli altri due principi ebbero la stessa reazione del fratello maggiore e così il re dovette piegarsi all’evidenza: i suoi figli erano sicuramente molto ben educati e adatti a dotte dissertazioni, ma ancora assolutamente non in grado di regnare.

Decise pertanto di allontanarli dalle sicure stanze del palazzo e di farli viaggiare, perché potessero entrare in contatto con i tanti Paesi e i tanti Popoli di cui avevano studiato storie e tradizioni sui libri.

I principi partirono, ma erano perplessi, non riuscivano a capacitarsi di quel che il re, loro padre, stava loro chiedendo.

Giunsero nel regno del potente Bahram, un re noto per il carattere severo. Sul loro cammino incontrarono un cammelliere.. disperato! Aveva perduto il cammello e non sapeva dove trovarlo. I tre cercarono di tranquillizzarlo e gli dissero di aver incrociato un cammello nel loro tragitto. Al pover’uomo incredulo essi dissero che il cammello in questione era cieco da un occhio, zoppo e gli mancava un dente. Il cammelliere si rinfrancò: era proprio il suo cammello! E quindi si fece indicare la strada percorsa dai tre.

Ma il giorno seguente, l’inferocito cammelliere andò a ricercare i principi e li accusò di averlo preso in giro: non era riuscito a trovare nessun cammello sulla strada che loro gli avevano indicato. I principi aggiunsero altri particolari, dissero che il cammello aveva un basto di miele e uno di burro, inoltre portava sul dorso una donna, incinta.

In realtà nessuno dei principi aveva visto il cammello, ma questi particolari convinsero una volta di più il cammelliere a fidarsi della loro descrizione. D’altro canto l’animale non si trovava, perciò i tre principi furono arrestati e condotti dinanzi a Bahram. L’accusa era di furto, gli stranieri dovevano per forza aver rubato il cammello che riuscivano a descrivere con così tanti particolari. Fortunatamente un altro cammelliere recuperò l’animale, perso nel deserto, zoppo, cieco da un occhio, senza un dente, con un carico di miele e uno di burro…

Di fronte a Bahram i principi di Serendippo spiegarono come era stato loro possibile farsi un’idea tanto precisa del cammello perduto. Sulla loro strada avevano notato che da un lato della strada l’erba era brucata, ma dall’altro lato, dove era migliore e più verde, no; avevano notato anche che l’erbe era stata brucata in modo irregolare, perciò avevano dedotto che l’animale era cieco da un occhio e privo di un dente. Le impronte erano chiaramente di un animale zoppo, inoltre su un lato della strada si erano raccolte lunghe colonne di formiche, attratte dal burro, mentre dall’altra parte era pieno di mosche, attratte dal miele. Infine, avevano notato delle impronte di piede piccolo e una chiazza di urina. Uno dei principi, nell’annusarla, era stato preso da un irresistibile desiderio, quindi aveva compreso che si trattava di urina femminile. Poco più avanti, accanto alle impronte dei piedi erano comparse quelle delle mani, perciò la donna doveva aver dovuto appoggiarsi, per il peso della pancia.

Bahram rimase molto colpito dalla sagacia dei principi e decise di invitarli a rimanere.

Mentre si trovavano presso di lui, i principi sventarono il tentativo di avvelenare il re. Sempre grazie al loro spiccato spirito di osservazione. Perciò Bahram si persuase ad affidare loro una missione: recuperare uno specchio magico che finito in possesso della terribile Regina Vergine. Giunti presso il regno confinante, i principi capirono il motivo per cui la regina non aveva restituito lo specchio: esso serviva a tenere lontano un mostro, in forma di mano, emerso dalle acque lungo la costa a minacciare la popolazione.

Il maggiore dei principi decise di affrontare la “mano”: pensò che il singolare mostro voleva indicare che 5 uomini uniti (le dita di una mano) avrebbero potuto conquistare il mondo. Egli si presentò con l’indice e il medio alzato, intendendo esprimere un altro pensiero, cioè che solo due uomini potevano essere sufficienti per giungere alla vittoria.

La mano si considerò sconfitta e si inabissò nuovamente nelle profondità dell’oceano. I principi poterono così riprendere lo specchio.

Una volta tornati da Bahram, lo trovarono prostrato dal dolore… innamoratosi di una schiava, un giorno l’aveva sgridata in malo modo, perché la ragazza aveva osato mettere in discussione il suo onore in pubblico. L’ira del re aveva avuto l’effetto di far fuggire la giovane, ma ora Bahram non sapeva più come fare a ritrovarla o a dimenticarla.

I principi gli suggerirono di far costruire sette padiglioni, ognuno di colore diverso, all’interno del parco del suo palazzo. Ogni padiglione doveva accogliere un cantastorie, proveniente dalle sette più importanti città del Paese. Il re doveva risiedere in ogni padiglione per una settimana e ascoltare le storie inventate per lui.

L’ultimo giorno, dell’ultima settimana, nell’ultimo padiglione, Bahram ascoltò la storia per lui più interessante: parlava proprio della ragazza che aveva cacciato e il narratore era in grado di dire al re dove si trovava.

Bahram scoprì che anche la ragazza era disperata perché innamorata di lui, poté perciò riconciliarsi e sposarla. Non prima di aver chiesto ai tre principi come avevano fatto a capire che il narratore proveniva proprio dallo stesso paese della giovane. I principi spiegarono che, in realtà, il loro ragionamento era stato puramente logico: volevano che il re si distraesse, per questo avevano pensato a narratori di storie, d’altro canto non avevano idea di dove si trovasse la ragazza, perciò avevano chiesto di chiamare cantastorie dai luoghi più disparati del paese, sicuramente qualcuno avrebbe prima o poi fornito qualche indicazione utile. Certo non potevano prevedere che il cantastorie la conoscesse di persona.

Quando Horace Walpole si appresta a scrivere all’amico Horace Mann, che si trova a Firenze, il 28 gennaio del 1754, gli torna in mente una storia “buffa” che ha letto da qualche parte… è proprio la storia dei tre principi di Serendippo e Walpole ricorda che i tre riescono

a far scoperte, per accidente o per sagacia, di cose che non stavano cercando

Il racconto citato da Horace Walpole dovrebbe riferirsi all’opera di Cristoforo Armeno, il quale nel 1557 o giù di lì, tradusse alcuni racconti persiani, dai quali si suppone che derivi il suo Peregrinaggio di tre giovani figliuoli di Serendippo

In realtà, è una lettura curiosa quella che dà Walpole delle avventure dei tre principi. Si potrebbe piuttosto parlare di metodi di indagine, storie di investigazioni, di deduzioni. Quasi avventure à la Sherlock Holmes.

E’ Horace Walpole a coniare il termine Serendipity, per indicare la scoperta fatta senza ricerca, la possibilità di incontrare la soluzione ad un quesito che non avevamo domandato, la casualità di trovare ciò che (non) stavamo cercando.

In questo volgere di anno è proprio di Serendipità che voglio parlare. La voglio augurare per me e per tutti coloro che conosco, e magari anche per chi non conosco.

In special modo la voglio dedicare ai compagni di un viaggio importante, fatto nell’anno che sta terminando: un viaggio nella Turchia che un tempo era chiamata Armenia. Intrapreso in un momento di “sospensione” per me, ha portato molte emozioni, tutte intensamente colorate. Mi ha arricchito gli occhi e il cuore e mi ha dato una carica nuova, fondamentale.

Proprio il mese successivo ho affrontato un altro viaggio. Non pensavo di riuscire a staccarmi da certi ricordi, in realtà ho capito che dai ricordi non ci si stacca, semplicemente… si vivono. Ecco, perciò, che, mettendo a disposizione i miei libri di famiglia, ho incontrato cuori puri di persone vere e ho respirato l’aria serena di chi è sinceramente incuriosito e affamato dei sogni raccontati dai libri.

Infine il terzo, fondamentale viaggio di questo autunno 2013, il Viaggio nel Mito, che mi ha dato molte soddisfazioni e innumerevoli spunti. Davvero, ogni volta che cominciavo a documentarmi per una “tappa”, scoprivo mille e più cose e dettagli e idee di ricerche ulteriori.

Grazie a tutti i miei compagni di viaggio. Grazie a voi ho scoperto sensazioni che, onestamente, non stavo più nemmeno cercando.

Grazie a voi ho sperimentato emozioni che non pensavo di poter ravvivare più.

Vi auguro, ci auguro, di intraprendere altri viaggi.. serendipinamente..

Stefania

*definizione di Serendipity da parte di Julius Comroe (1976):

Serendipity is looking in a haystack for a needle and discovering a farmer’s daughter

La serendipità è cercare un ago in un pagliaio, e trovare la figlia del fattore

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2 risposte a l’ago, il pagliaio e la figlia del fattore

  1. Ylenia scrive:

    Buon anno Stefy!
    Ti auguro che il 2014 ti consenta di fare tanti e meravigliosi viaggi, personali, professionali, fisici e mentali e che ti regali tutte le soddisfazioni che meriti!

    • Stefania scrive:

      grazie Yle!
      da una “reporter in viaggio” direi che l’augurio è quanto mai apprezzato!
      magari nel 2014 ci inventiamo un “dialogo tra blogger in viaggio”.. che ne dici?

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