Oh fortuna! – 2° giorno

Gustave Moreau - 1880

Mentre attraversava il canneto con scatti nervosi, Herakles si chiedeva cosa avesse fatto di male per finire in quel luogo putrido… poi, dopo solo un istante di esitazione, tutto gli fu nuovamente chiaro: quei figli uccisi, sangue del suo sangue, in un attimo di follia.

Ci sono attimi che possono durare anni, oppure attimi talmente intensi da rovinarti per sempre.

Herakles sapeva di dovere espiare, in cuor suo già si era pentito.. ma non abbastanza, perché, in fondo, non era colpa sua, c’era comunque sempre lo zampino di Hera, la moglie di suo padre.

Nella notte battuta dalla pioggia, mentre il molo si confonde con le onde e la schiuma ancora attende la sua Afrodite, vago in cerca di un posto dove cenare. E così mi imbatto nel “Cormorano“.

Herakles cominciò a mostrare segni di nervosismo, sapeva che era essenziale coordinare i movimenti: un colpo di nacchere di bronzo, forse due, e poi subito la freccia pronta a scoccare! Si appostò tra le canne attorno alla palude e attese l’arrivo degli uccelli sanguinari…

Una stanza grande, ma ben addobbata, con cinque tavoli di avventori che mangiano al ritmo della più tradizionale musica greca.
Entro sicura, c’è un tavolo vicino alla finestra e mi accomodo contenta.
Si può anche fumare! Scopro velocemente che il locale è colonizzato da italiani! Ma, finita la cena (non il cenone, che qui pare non esista), chi saluta augura anche buon anno, rivelando così la propria nazionalità, e io finisco in un altro bar con una coppia catalana!

… Herakles si guardò intorno, sudato ma soddisfatto: non ne era rimasto nemmeno uno. Quando i primi avevano cominciato a cadere, avvelenati dalle frecce con il sangue del mostro di Lerna, gli altri subito avevano oscurato il cielo, e il clangore dei becchi di bronzo che cozzavano gli uni con gli altri nella concitazione della fuga, aveva quasi stordito l’arciere, ma non era riuscito a distrarlo dal compito, il sesto per la precisione.
Non era però ancora giunto il momento di riposare, si era ancora solo a metà dell’opera: Creta era il luogo della settima fatica.

Mentre cerchiamo un posto dove bere qualcosa, la pioggia diventa più intensa e la scena si fa quasi surreale: io e Noura cerchiamo di ripararci come possiamo, mentre Manél avanza sicuro verso il porto. C’è un bar che sembra aperto, quasi quasi… ma l’intrepido catalano non ci sta ascoltando, lui va avanti e… viene completamente investito da un’onda anomala.

Euristeo non era si era speso molto nel descrivergli l’impresa successiva, si trattava di un toro da braccare e catturare, meglio se vivo. Herakles non capiva cosa ci potesse essere di così difficile, soprattutto dopo aver affrontato il leone e l’Hydra.

Il primo bar ci avverte che apre tra mezz’ora, ma noi stiamo morendo di freddo, vogliamo fermarci ora, tanta è la voglia di continuare la nostra conversazione “corsara”. Seguiamo quindi l’indice del greco che si allunga oltre le nostre teste, dalla parte opposta del porto: ci sono delle luci, qualcosa è aperto in questa notte buia e assai tempestosa.

Giunto al palazzo di Minosse, Herakles cominciò a capire di cosa si trattava: il re era furioso, le sue urla risuonavano dalla sala del trono fino al più lontano dei magazzini. La moglie, Pasifae, teneva il velo ancora più calcato sul capo e vi si nascondeva, Herakles pensava che si vergognasse degli accessi del marito…
Non ci volle molto, al rude semidio, per comprendere che si trattava di un affare alquanto delicato: Poseidone aveva mandato un toro dalle profondità marine perché gli fosse sacrificato, ma Minosse non aveva compiuto il proprio dovere e quindi l’animale si era ribellato, sovvertendo le norme che regolano le vite di uomini e bestie … aveva devastato campi e villaggi.. aveva soggiogato la bella Pasifae, aveva ingravidato la

Dedalo fa accomodare Pasifae nella finta mucca, perché possa accoppiarsi con il toro

splendida regina, e il frutto di questo atto snaturato sarebbe stato a breve rinchiuso in un labirinto

Finalmente raggiungiamo la meta: tra due piccole discoteche scure e rumorose spicca la luce quasi bianca di una gyrosteria. Le pareti tappezzate di immagini di navi, porti, cartine di Creta, medaglie, quasi fossero ex voto i quadretti riempiono il locale, mentre la televisione è sintonizzata sulla versione greca di un programma di Raul Casadei, e tra una canzone e l’altra si attende la mezzanotte.

Siamo solo noi due (Manél ci raggiungerà, è andato a cambiarsi) e pochi altri chanioti che ogni tanto entrano a salutare il proprietario. Fuori, intanto, alla pioggia si aggiungono lampi e tuoni.
Quando Manél ci raggiunge, la conversazione prende il volo..lui vuole parlare di politica, vuole parlare di separatismo, vuole parlare di capitalismo e comunismo (ma l’anarchia va altrettanto bene). Vuole parlare di storia e di storie, di viaggi e di persone. Ha lo sguardo fermo, di chi ascolta ma sa anche già la risposta. Noura è più possibilista, ma, forse senza accorgersene, dopo un inizio in castigliano (Manél parla italiano) scivola inesorabilmente nel catalano e io mi aggrappo alla mia birra, per cercare di attivare completamente il piccolo pesciolino di Babele, che mi faccia comprendere qualunque lingua, senza indugi o tentennamenti.

Minosse non andò tanto per il sottile, spiegò velocemente e a gran voce che, dato che sua moglie era una puttana, non era possibile tenere il toro ancora sull’isola, bisognava farlo sparire. Herakles rimase perplesso, ripensò alle proprie disavventure matrimoniali e, per la prima volta in vita sua, si sentì meno sfortunato … Decise di muoversi subito e si diresse presso il villaggio dove era stato avvistato l’animale due giorni prima.

La conversazione è davvero avvincente, quei due hanno viaggiato tanto, a Creta ci sono stati 8 anni fa (questo numero ce l’ha con me…), proprio per un ultimo dell’anno, a Chanià.. pioveva anche allora.
Mentre chiacchieriamo sento un paio di botti scoppiare fuori nella stradina, nonostante la pioggia: automaticamente do un’occhiata all’orologio e quindi annuncio “Ragazzi, mi sa che è mezzanotte, buon anno!

Con il toro saldamente legato nella stiva della nave, l’eroe tornava da Euristeo in una giornata di mare decisamente burrascoso. Decise che si sarebbe rifiutato di rimettersi per mare: le prossime fatiche potevano essere anche le più difficili, ma avrebbero dovuto svolgersi sulla terra ferma!

Ah, naturalmente la birra con cui abbiamo brindato al 2015 era la.. Mythos!

Piccolo update: il 1° mi sarei dovuta trasferire nella stanza bella, finalmente con la vista tanto agognata sul porto. Stamattina, mentre facevo la colazione che mi era stata offerta, Sofia mi raggiunge, sorride, chiede se si può sedere un attimo ..e mi spiega che, a causa del tempo da lupi, i due signori che dovevano lasciare la stanza bella… sono rimasti bloccati in albergo. Sono francesi e molto anziani (lui ha 91 anni) e dovevano andare a Rethimno, ma la strada è stata chiusa… allora.. niente stanza bella nemmeno oggi, perché loro si sono offerti di lasciarla libera, ma l’unica libera è al terzo piano (senza ascensore) e lui non riesce neanche bene a deambulare.. Così stasera sono di nuovo senza vista sul porto, ma in una stanza per tre persone, tutta per me! Domattina mi sarà di nuovo offerta la colazione.. e poi.. ean o theos mas boethai .. mi trasferirò finalmente per le ultime due notti nella stanza tanto sognata.

Herakles non credeva ai suoi occhi: dinanzi a lui c’era un vecchio, brutto, rinsecchito .. ma cosa voleva da lui?

Questa voce è stata pubblicata in PAUSANIA - invito al viaggio, Sirene e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.