Un viaggio inaspettato

“Un viaggio inaspettato”, titolava l’Omero anglosassone, in effetti questi  giorni  londinesi  sono cominciati  in una incoscienza quasi adolescenziale e mi hanno  regalato il  gioco  che da sempre  mi  appassiona: quello  delle  coincidenze!

Cosi,un  giorno  di novembre  ho deciso di auto-invitarmi a casa di Domenica Pate, archeologa  calabrese in forza al MOLA Headland Infrustructure e attiva su  un cantiere urbano nella centralissima  Euston Station.

Tutto, del lavoro di Domenica, mi affascina : a partire dall’oggetto  dello scavo, per finire con la riservatezza e la disciplina che l’azienda chiede ai propri dipendenti.

Infatti, per sapere di cosa si occupano gli archeologi al lavoro nei cantieri di Euston Station, è necessario aspettare i comunicati ufficiali e quindi gli articoli di giornale che vengono pubblicati seguendo un preciso piano editoriale della società: questo l’articolo della BBC e questo quello che si può leggere sul Guardian.

Il MOLA ha anche diffuso un breve filmato che illustra il grandioso progetto in cui è impegnato: il tracciato di una ferrovia dell’alta velocità che coinvolgerà centinaia, tra archeologi e antropologi, per i prossimi anni.

Come tutti i progetti tecnologici di forte impatto ambientale, anche questo progetto è osteggiato: dagli ecologisti, in primis, che raccolgono consenso anche per l’analisi economica di un rapporto costi/benefici, a loro dire, sbilanciato. Io in effetti non ho approfondito molto la questione ambientale, perché sono rimasta colpita dal tipo di comunicazione che la società (in realtà sono ben due le società impegnate nel lavoro archeologico) ha impostato per conquistare la fiducia dell’opinione pubblica. Il messaggio, ottimamente esemplificato nel video, è semplice: i lavori di questa ferrovia ci danno la possibilità di fare ricerca storico-archeologica. Il progetto è fondamentale, perché ci permette di scoprire siti nuovi e particolari importanti della nostra storia (!)

Rivoluzionario, no?

Inevitabile pensare all’occasione mancata che è stata l’epopea della tramvia fiorentina…! Dove, anche nel caso di una scoperta eccezionale, come la necropoli di viale Belfiore, la comunicazione è stata limitata a due articoli di giornale e a una conferenza stampa striminzita (e comunque relativa a un altro evento!). Ogni volta che penso al treno inglese, penso inevitabilmente che al suo posto poteva esserci una a caso delle infrastrutture italiane: in un Paese martoriato dalla cattiva gestione della cosa pubblica, a farne le spese sono – guarda un po’ – gli “archeologi che bloccano i lavori”, mentre potrebbero essere la risorsa per portare avanti una seria opera di rinnovamento delle infrastrutture.

Questa considerazione mi permette di introdurre un pensiero che mi ha tenuto compagnia durante le visite culturali che ho fatto  insieme a Domenica, grande camminatrice con un animo da esploratrice e uno spiccato spirito di osservazione.

Grazie alla sua guida, di Londoner-in-training, ho visitato il Mitreo di  Londra : un tempio scoperto nel 1957, smontato e traslato per fare spazio all’erigenda City, ma in anni recentissimi recuperato alla fruizione in loco grazie all’intuizione illuminata del  proprietario di  BloombergSpace.

Del culto di Mitra mi sono occupata l’anno scorso, ritrovando e approfondendo gli aspetti esoterici del culto. So bene, dunque, quanto sia facile scivolare nell’effetto Disneyland, o anche solo nella superficialità di una lettura semplicistica e fuorviante. Inoltre, trattandosi di un culto misterico, spesso si leggono interpretazioni di certo fascino ma non scientifiche. Ebbene, Londra ha “solo” la struttura del tempo, le nude mura, eppure la visita permette di fare un’esperienza coinvolgente:

  1. i visitatori sono ammessi in piccoli gruppi nel tempio, perciò attendono il turno in una sorta di anticamera, esattamente come accadeva agli adepti.
  2. qui possono colmare le loro lacune sul culto mitraico attraverso 3 postazioni con touch screen che parlano di Mitra, dei Mitrei e del Mitreo londinese.

3. contemporaneamente, la sala risuona delle voci di tre esperti, che affrontano questioni più specifiche del culto. Il testo dei loro brevi interventi è disponibile (a misura di presbite o ipovedente) in schede plastificate.

4. finalmente giunge il turno della visita: entriamo nel tempio e “assistiamo” a un rituale. 4 minuti di giochi di luce e voci che ripetono il formulario di saluto ritrovato a Santa Prisca….lo so per certo perché anche questa trascrizione (latino e inglese) è consultabile! Durante la performance siamo immersi nella penombra e solo alla fine un faretto illumina il nostro dio…o meglio, una riproduzione in plexiglas  della iconografia più diffusa della tauromachia.

A questo punto non resta che ammirare il sito, completamente illuminato.

Vicino all’ingresso del museo del #mithraeumoflondon, una parete è “attrezzata” con i ritrovamenti più interessanti dell’area scavata : agili Ipad sono a disposizione per capire meglio, approfondire,integrare le parche informazioni delle didascalie.

Educare e lasciare indipendenti nella visita; informare e coinvolgere il visitatore, soprattutto il  londinese, cioè colui il quale più direttamente è legato al sito archeologico.

Ultima considerazione che è emersa in questi giorni inglesi: l’uso saggio (se non sapido) dei “volontari della Storia” (l’ho appena coniato). A Canterbury, nella cattedrale, e a Westminster, il visitatore può essere guidato nella conoscenza del luogo in molti  modi: con la propria guida cartacea, con un’audioguida (a Westminster compresa nel prezzo), con una visita guidata (a Canterbury costa 5 pounds), oppure grazie ai volontari. Identificati da fasce colorate e dall’età non più verde, uomini e donne si aggirano sorridenti, pronti a rispondere a qualunque curiosità (oppure desiderosi di sorprenderti in maniera inaspettata!).

A Canterbury sono addirittura previsti del talk, di 15 minuti, su vari aspetti della cattedrale e della sua storia. Io e Domenica, senza alcun tipo di guida, cartacea o telematica, abbiamo trascorso 3 ore a Canterbury, e con 2 talk successivi e un agile touch screen ci siamo tolte mille e una curiosità.

Il primo volontario, che si capiva addestrato a una oratoria accattivante, ci ha incuriosito al punto da spingerci a visitare la chiesa di Saint Martin! Una mini avventura la sua ricerca in una Canterbury periferica e spettrale! E poi a rendere omaggio alle statue moderne di Ethelbert e Bertha!

Insomma, ogni esperienza culturale è stata per me innanzitutto coinvolgimento e scoperta…e divertimento, un puro e semplice divertimento!

Per tornare al mio “viaggio inaspettato”, come dice Gandalf ne Lo Hobbit: “tutte le storie belle hanno bisogno di essere infiorettate”, così accade per la storia appresa in terra inglese. A fare la differenza sono la cura e la capacità di coinvolgimento che ci permettono di vivere appieno le “belle storie”.

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