Anniversario di carta

Museo Archeologico di Firenze
Centauromachia

Durante i miei anni di studio di arte antica mi sono spesso imbattuta nella questione dei “cartoni”: come è possibile ritrovare Hylas e le ninfe nella stessa identica posizione su mosaici di epoche diverse? – Hanno usato uno stesso cartone; come possiamo spiegare la presenza di scene complesse, che spesso fuoriescono dal riquadro del vaso? – Devono fare riferimento a un dipinto di grandi dimensioni, i cartoni circolavano nelle botteghe; e così via.

Una volta completati gli studi fiorentini sono partita per quella che doveva essere l’avventura della mia vita, sia professionale che umana, e sono approdata alla Scuola (Italiana Archeologica) di Atene, triennio accademico 2002-2005.

Così, quando ho letto del nuovo allestimento che la Pinacoteca Ambrosiana preparava per il cartone di Raffaello de “La Scuola di Atene”, ho pensato che non avrei potuto perderlo per niente al mondo!

Il Museum

Tornerò alla Pinacoteca Ambrosiana: scoperta tardiva di un luogo meraviglioso, ricco del fascino della storia, che si suddivide tra i quadri e le architetture. Un vero labirinto di suggestioni, non per niente derivato dal sogno di “museum” (edificio delle Muse) di un uomo ispirato e di cultura, quale era Federico Borromeo.

L’allestimento del cartone di Raffaello è altamente suggestivo: una sala cui si accede tramite due scalini, che introducono in un’anticamera, dove lo schermo rettangolare che riproduce l’affresco ci divide dal monumento vero e proprio. Ci sediamo su una banchina che emerge nel buio, offrendoci la seduta comoda esattamente di fronte allo schermo: in rapida successione le immagini ci spiegano l’uso del cartone per gli affreschi e la composizione di quello di Raffaello. Poche parole (in italiano e in inglese) compaiono in calce, a guidarci, senza stancarci, attraverso le attribuzioni dei singoli personaggi.

Buio e silenzio, unica luce quella di Raffaello e del suo tratto a matita, che sulla fine del video diventa il colorato “santino” con cui i Musei Vaticani siglano l’obolo d’ingresso.

Il capolavoro

A questo punto siamo pronti: giriamo dietro lo schermo e ci appare lui, in tutto il suo mistico splendore.

Sono capitata in Pinacoteca un mercoledì di maggio e ho avuto in sorte di poter rimanere pressoché da sola di fronte all’opera di Raffaello. Questa della visita isolata è sicuramente una benedizione e ho potuto allenare l’occhio ai riccioli, ai profili, ai gesti, così sapientemente distribuiti su questa superficie estesa: l’agile approfondimento di don Alberto Rocca (corredato da splendide riproduzioni, edito da Electa) spiega la necessità di avere un cartone delle stesse dimensioni della parete da affrescare, proprio perché la tecnica pittorica richiede velocità di esecuzione. Nel caso della Scuola di Atene, poi, Raffaello utilizzò due cartoni: quello esposto è il primo, fatto perché fosse approvato da Giulio II, il papa che con gli artisti ebbe momenti abbastanza burrascosi; da questo cartone fu ricavato quello da utilizzare sulla parete degli appartamenti del papa.

Una repubblica di filosofi

Raffigurazione di uno studente.
Senza studenti, i filosofi non hanno motivo di esistere. In realtà, Raffaello inserì molte figure di uomini illustri a lui contemporanei (e anche un suo autoritratto).

Esaurita l’estasi estetica e la commozione personale, legata soprattutto al titolo della composizione, questo nuovo allestimento mi ha dato lo spunto per riflettere sul contenuto della scena (anche questo ampiamente commentato nella guida di Alberto Rocca).

L’affresco doveva servire a decorare la Stanza della Segnatura, di papa Giulio II, e la definizione di “Scuola di Atene” fu attribuita soltanto nel ‘600, un secolo dopo la consegna dell’opera. Intendeva mettere in risalto il fatto che su quella parete comparivano i principali artefici del pensiero filosofico greco, delle colonne portanti su cui Marsilio Ficino (anch’egli presente) aveva costruito il pensiero rinascimentale. Platone e Aristotele al centro sia intellettuale che architettonico della composizione sembravano suggellare questa lettura: Raffaello aveva voluto raccogliere il pensiero dell’uomo, la Filosofia nella sua più radicale accezione.

Uno studio del programma iconografico della Stanza della Segnatura ci presenta la parete filosofica come una delle fasi di preparazione alla Teologia: il vero messaggio prodotto dalla lettura iconologica di soffitto, pareti, lunette. Ma io mi soffermo di nuovo sulla parete dei filosofi e in questo giorno di festa della Repubblica Italiana non posso fare a meno di pensare all’utopia platonica.

Dunque è tra loro che l’autore della ‘Politeia‘ (lett. “la forma di governo”, tradotta in latino come “Res publica”) riconosceva gli spiriti più adatti alla gestione della politica cittadina. Nelle parole di Socrate/Platone c’è spazio perfino per la menzogna: che nelle parole dei governanti è un modo efficace per imporre la propria volontà sui cittadini. Una versione greca delle “fake news”? O del “segreto di Stato”. Per evitare di finire nel caos di una demo-crazia, i filosofi dello Stato platonico devono saper gestire al meglio la loro qualità migliore: la conoscenza della verità.

Un cartone consumato

Ma allora, seguendo il ragionamento platonico, diventa di estrema importanza la selezione di questi governanti: solo i filosofi più adatti potranno gestire al meglio la popolazione.

Oggi festeggiamo il 73esimo anno di Repubblica Italiana: a che punto siamo arrivati? Quale direzione stiamo prendendo? Il cartone è sempre quello, ciò che cambia è il nostro modo di leggerlo: sembra che anno dopo anno dimentichiamo progressivamente a cosa corrisponde ogni singola figura. Non sappiamo più riconoscere la solidarietà sociale, né il rispetto delle istituzioni, così come diventa priva di significato la figura principale, quella della nostra Costituzione.

Da “Una vita difficile” di Dino Risi (1961)

Forse è giunto il momento di prendere una decisione: cambiamo cartone oppure scegliamo un “allestimento” che ci faccia recuperare la conoscenza delle nostre fondamenta?

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