La bella addormentata

Nel mondo ortodosso, erede della rigidità bizantina ma a cui aggiunge cupole e incenso, Maria di Nazareth non muore, si addormenta. Così la troviamo nelle chiese greche e in molte italiane, dalla storia radicata nello scomparso impero di Bisanzio. Si tratta della koimesis della Vergine, cioè della dormizione o dormitio, una versione di latinorum che le conferisce un sacro velo di ritualità.

Gita al cimitero

In un posto sperduto in Moldova ho fotografato il piccolo cimitero annesso a una chiesa: le panche e i tavoli, mi hanno spiegato, servivano per le celebrazioni del giorno dei morti, che cade in primavera.
Un tocco di tradizione classica in una regione ortodossa.

Koimesis (pron. chimesis) è un termine dalla storia lontana: esprime l’atto dello sdraiarsi per dormire e proprio questa azione era il fulcro della serie di riti cui si sottoponevano i supplici di Asclepio, il dio della medicina. Quando si avvicinavano a un santuario, cercando sollievo se non proprio la guarigione dalle loro malattie, i fedeli, dopo l’obolo e il sacrificio del gallo, venivano accomodati sotto un portico e invitati a passarvi la notte. La engkoimesis (incubatio), l’addormentarsi dentro il santuario, portava sogni salvifici: Asclepio, infatti, compariva al malato e gli suggeriva la terapia, oppure lo guariva nottetempo. Il giorno dopo, i solerti sacerdoti, ormai un po’ medici essi stessi, raccoglievano i racconti e procedevano a seguire le indicazioni del dio. Alcuni di questi racconti venivano trascritti su stele che ci hanno conservato testimonianze preziose.

Dunque questo addormentarsi ha un valore sacro e tale è considerato dai cristiani, allorché si trovano a organizzare questa religione della salvezza, fornirla di dogmi e di certezze, di riti e di preghiere: il fedele cristiano, una volta esaurita la sua vita mortale, verrà adagiato in un contenitore (il “sarcofago”, letteralmente, mangia la carne, forse sarà meglio chiamarlo “cassa”) dal quale si risveglierà nel giorno del Giudizio. Il luogo in cui si raccolgono le casse mortuarie è il “cimitero”, cioè il luogo della koimesis dei cristiani.

“Morire, dormire, sognare, forse”

A Creta, nella chiesa della Panaghia Kerà, l’icona della Vergine è distesa in un letto di fiori (foto mia)

Amleto (Atto III, scena I) riassume perfettamente secoli di dilemmi: la madre di Gesù Cristo, cioè di Dio incarnato, potrà essere considerata alla stregua di tutti gli altri cristiani? Per gli Ortodossi la risposta è certa: no, Maria non morirà, si addormenterà, circondata dai discepoli. I cattolici ci mettono qualche secolo in più – tipico – ma nel 1950 arrivano a una rivelazione sconcertante: Maria non muore, né si addormenta, ma viene chiamata da Dio e da Gesù in cielo, esattamente come aveva fatto suo figlio (un anno prima, oppure molti anni prima, ora non sottilizziamo!) la sua figura in carne e ossa viene assunta verso l’alto, di fronte ai discepoli attoniti. Gli Ortodossi assistono impassibili – è il loro bello – a questa decisione di Pio XII, il quale collega questo ultimo dogma mariano agli altri, perciò ora nessuno può più mettere in dubbio il ruolo di Maria nella vita di Gesù Cristo e nella fiducia dei fedeli (allitterante, ma pour cause).

La Vergine ortodossa, intanto, resta addormentata: le principesse del folklore aspettavano un bacio che le risvegliasse, lei invece non aspetta nulla, ma viene sottratta alla responsabilità della dimostrazione di santità, il vero fardello di ogni divinità, e resta intatta e adorata, ammirata e intonsa. Chissà cosa sogna, la Vergine addormentata, forse un bacio che le restituisca l’umanità perduta.

La bella addormentata e il bosco

Diana cacciatrice, di Guillaume Seignac

Le origini del dibattito tra assunzione e sonno vanno rintracciate nei primi secoli della religione cristiana: in questo approfondito articolo di ArcheoTibur sono raccolte molte fonti ed è chiaro che il trattato più importante a riguardo risale al V secolo d.C., il cosiddetto Transitus Mariae. Ma perché, una volta stabilita l’importanza di sottolineare il momento del “passaggio” di Maria di Nazareth, questa celebrazione viene istituita alla metà del mese di agosto?

Nel link di ArcheoTibur viene affrontata la lunga storia dei Nemoralia, le celebrazione in onore di Diana presso il lago di Nemi. La divinità romana, erede di Artemide, viene festeggiata in un luogo a lei proprio, un bosco con un lago, e nella sua molteplice natura: non solo la divinità della caccia, vergine gemella di Apollo, ma anche Diana/Ecate, la divinità ctonia che accompagna nell’Oltretomba, e Diana/Selene, infatti i Nemoralia si tengono tra il 13 e il 15 agosto, giorni e notti del plenilunio estivo, perciò la divinità lunare che sovrintende la fertilità.

E fu così che i paludati consessi di patriarchi guardarono il calendario e decisero che il popolo pagano non avrebbe perso la triplice Diana, ma la avrebbe sostituita con la madre di Dio, assunta in cielo o in terra addormentata, mentre sogna di essere una libera cacciatrice sotto la luna piena.

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