Dispacci 4 – Sono solo marionette

Torno a parlarvi della mia esperienza in Vietnam e lo faccio con un argomento che mi sta molto a cuore: lo spettacolo di marionette sull’acqua di Hanoi. Un evento decisamente turistico, che però si è rivelato fondamentale per comprendere meglio alcuni aspetti della cultura vietnamita.

Anche in questo dispaccio torna la voce di chi mi ha accompagnato in Vietnam, in realtà la mente dietro al programma di viaggio. Si chiama Luca Lanzalaco e la sua è la voce “storica” dei miei racconti vietnamiti, se volete potete pensare a lui come a una saggia Clio.

Dunque, anche per le marionette di Hanoi, cominciamo con ordine, dall’inizio…

Una storia d’acqua

Entriamo nel teatro delle marionette d’acqua di Hanoi la sera del 24 dicembre: ho deciso, infatti, che anche nell’estremo Oriente – dal punto di vista del mio mondo europeo – mi regalerò una serata di fiaba, sulla falsariga dello Schiaccianoci.

Come Clara mi trovo, così, in un mondo fatto di pupazzi che prendono vita, grazie alla manipolazione di un gruppo di teatranti dalla lunga tradizione. Scopro infatti che la compagnia teatrale di Hanoi venne fondata negli anni Cinquanta del Novecento e che può vantare collaborazioni internazionali.

Se l’origine dello spettacolo acquatico è legata alla situazione contingente di un allagamento avvenuto in un momento imprecisato dell’XI secolo, l’arte delle marionette in acqua si è sviluppata ed è diventata una particolarità vietnamita.

Protagonisti

Immaginatevi la mia gioia nel constatare che, anche in questo tipo di teatro, esiste il personaggio del ragazzino malandrino, per così dire; il guappo che ne sa una più del diavolo, colui che può tranquillamente smascherare le malefatte dei politicanti oppure dei signorotti di turno.

A cavallo del bufalo, il ragazzo suona spesso un flauto

Faccio dunque la conoscenza di Chú Tễu, il “ragazzino sul bufalo d’acqua” e subito mi viene in mente il Karagiozis del teatro delle ombre greco/turco o il nostro Pulcinella: personaggi che possono essere definiti tricksters, seguendo la classificazione più diffusa, cioè figure di bricconi che però hanno un animo buono e che sono costantemente impegnati a elaborare trucchi o scherzi. Le loro idee sono alla base dei racconti più complessi ed esilaranti e alla fine gli spettatori sono dalla loro parte, perché, in fondo, quel che cercano è un po’ di cibo e una forma di giustizia che si basa sul farla franca a scapito del ricco di turno.

Il giovane vietnamita non è maligno nelle sue attività, ma funge spesso da filo conduttore delle varie scene, una sorta di narratore scanzonato che ci accompagna nei diversi quadri.

Quadri antichi

Lo spettacolo di marionette sull’acqua propone infatti una serie di scene, ambientate in un contesto rurale, che si spiega, naturalmente, con l’origine storica degli spettacoli.

Gli spettacoli non sono recitati a voce, ma solo con i movimenti, accompagnati da una musica tradizionale cantata. Le parole di queste canzoni devono servire a illustrare la scena, perciò è d’uopo munirsi di un’audioguida che spieghi quale scena stiamo guardando!

Scena 1: Introduzione con la comparsa del ragazzo sul bufalo d’acqua

Scena 2: Il re Lê Lợi che restituisce la spada alla tartaruga del lago Hoàn Kiế

Scena 3: L’accoglienza trionfale di un giovane che rientra nel proprio paese dopo aver passato gli esami da Mandarino alla corte dell’Imperatore

Scena 4: storie buffe tra un pescatore, sua moglie, una scimmia e alcune anatre (!)

Scena 5: una danza di fenici che si accoppiano felici (lo so, fa rima!)

Scena 6: la fata e le sue ninfe che danzano

Conoscere il Vietnam dalle sue marionette

Lo so, a prima vista sembra proprio quello che appare: uno spettacolo per bambini. Le marionette sono in legno laccato, l’atmosfera è curata, ma si tratta pur sempre di pupazzi dagli sguardi grandi e dai movimenti innaturali che interagiscono con tartarughe parlanti e luminose o con fenici oppure con draghi.

Però gli episodi messi in scena sono legati alla tradizione vietnamita e quindi si riferiscono a luoghi e oggetti che si ritrovano da Nord a Sud lungo tutto il dorso del grande drago!

La tartaruga, la spada e il re

Lo so, sembra il mostro di Loch Ness… ma fidatevi, quell’oggetto dorato che emerge dalle acque vorticanti e in mezzo alla nebbia è un dio! Una divinità tartaruga, a cui si accosta il re a bordo di una barca.

Ho già scritto altrove quanto l’episodio cardine della storia mitica di Hanoi mi abbia fatto ricordare la saga arturiana di Excalibur e la dama del lago. Ad Hanoi abbiamo un lago, abbiamo una spada, ma anziché una bella dama, residuo medievale delle ninfe mediterranee, il Vietnam propone una tartaruga, saggia e in compagnia!

Nel piccolo museo accanto alla pagoda sull’isolotto … si trovano infatti due tartarughe imbalsamate, a perenne memoria dell’incontro con il re Lao Le… Le marionette del teatro sull’acqua riproducono il momento in cui il re, vittorioso sui nemici, mantiene la parola data e restituisce la spada. Il lago, infatti, è detto “Il lago della spada restituita”.

Studio matto e … pieno di speranza

Dove c’è educazione non dovrebbe esserci distinzione di classe

Confucio, Analecta 15.39

Lo so, non si vede molto bene, ma il baldacchino in secondo piano è quello che protegge il bravo studente neo Mandarino

Un altro quadro che mi è sembrato estremamente significativo è quello dell’accoglienza trionfale al giovane che è passato agli esami da Mandarino.

Questi esami furono introdotti inizialmente nel corso della dinastia Tran (X secolo) e divennero popolari nel corso del XV-XVI secolo e poi nell’Ottocento. Proprio ad Hanoi si può visitare un tempio definito “della letteratura” che molte agenzie di viaggio presentano come la prima università del Vietnam.

Si tratta di un tempio confuciano, come ce ne sono molti in Vietnam, con la particolarità di avere 82 stele in pietra (ma originariamente erano 116), ognuna posta sul dorso di una tartaruga in pietra (ecco di nuovo il saggio animale!), dove è possibile leggere il nome di 1307 studenti ammessi alla corte imperiale dopo aver sostenuto degli esami particolarmente complessi.

Ebbene, se le stele e i documenti storici ci parlano della difficoltà degli esami e del ruolo dei “dottorati” una volta entrati a corte, dobbiamo ascoltare i racconti popolari oppure assistere a spettacoli come quello delle marionette per poter osservare gli effetti di questa organizzazione sulla popolazione: il figlio studioso che fa carriera e che quindi può tornare in paese da gran signore.

Ho pensato subito al mio viaggio a Wadi Musa, presso Petra: arrivata in paese mi sono stupita di quanti poster giganteschi fossero appesi in mezzo alle strade. Ritraevano volti sorridenti di ragazzi e qualche ragazza, ammetto che inizialmente ho pensato a un qualche memoriale… invece mi è stato spiegato che si trattava di studenti diplomati! Celebrati in paese come eroi!!

Danza della fata Confetto

Infine, una scena che è davvero l’origine stessa dei vietnamiti: la danza felice di una fata e delle sue ninfe. Naturalmente non si tratta della fata Confetto, quella la trovate nello Schiaccianoci, ma anche qui in Vietnam ci sono le fate, che abitano l’acqua oppure i boschi.

Secondo la leggenda, infatti, la fata di montagna Âu Cơ e il drago d’acqua Lạc Long Quân si uniscono e generano 100 uova, da cui discendono i vietnamiti!

Si tratta di un mito che risale alla dinastia Hồng Bàng, cioè una dinastia che sarebbe documentata dal 2879 al 258 a.C. e che dunque verrebbe considerata divina, perché prodotto di un re drago e di una fata. Inevitabile, per me, pensare ai Mavromichali del Mani, cioè alla famiglia che scatenò la ribellione contro i Turchi: secondo la leggenda, il padre dell’eroe ottocentesco era stato generato da una sirena, accoppiatasi con un Mavromichali in una delle baie della penisola del Mani.

Insomma, c’è sempre bisogno di mescolare il proprio DNA, soprattutto con qualche creatura proveniente dalla natura più selvaggia e in grado di proteggere la prole!

O mythos deloi

L’acquisto di cui vado più fiera! In Vietnam vendono MIGLIAIA di biglietti con vari soggetti, ma io ne ho trovato solo uno con il ragazzo sul bufalo! In effetti, il soggetto era presente su moltissimo merchandising e anche su oggetti come teiere , ma quest’oggettino delicato mi ha entusiasmato! E se non avessi assistito allo spettacolo, dubito che avrei saputo cogliere il riferimento.

Per concludere, posso dire che lo spettacolo per bambini si è rivelato un modo splendido per entrare in contatto con un aspetto della cultura vietnamita: l’importanza della vita rurale, che ritroverò – ad esempio – nelle tombe erette proprio in mezzo ai campi coltivati; certe figure dell’immaginario che ritornano spessissimo – come il ragazzo con flauto sul bufalo d’acqua; l’importanza simbolica di alcuni animali, reali o fantastici, che poi ritroverò in molte fogge in tutte le pagode visitate e anche come elementi decorativi di edifici e giardini; il segno indelebile lasciato dagli esami! Perché non solo ad Hanoi, ma anche in altre città ex-imperiali torna il riferimento agli studenti dottorati e quindi al prestigio di un’educazione confuciana.

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