Passaggio in Sicilia – 4

Laura Danile all’opera, all’ombra, con una valletta d’eccezione!

Non poteva essere un “Hands on History in Sicily” se non avessi inserito la tappa al Parco Archeologico della Valle dei Templi.

Questa quarta puntata, quindi, illustrerà le vicende di 48 ore magnifiche, trascorse tra i templi della Valle e nelle sale del museo Pietro Griffo, sempre con il supporto tecnico di Syracuse Florence e l’aiuto pratico di Giulia Pettena.

Sulle spalle dei giganti

Il principale motivo che mi ha spinto ad aggiungere la tappa di Agrigento ha un nome e un cognome: Laura Danile è infatti un’amica dei tempi ateniesi e una professionista che ha saputo costruire un vero e proprio brand nella sua attività di guida turistica specializzata in tour con famiglie.

Ha messo la propria esperienza al servizio, letteralmente, dei visitatori più complessi, vale a dire le famiglie in cui sia genitori che figli devono trovare una propria cifra e un taglio adatto a loro per poter fruire al meglio di tutta la ricchezza della Valle dei Templi.

Così mi sono affidata a lei e insieme abbiamo ideato un progetto che avrebbe potuto incuriosire i ragazzi e, allo stesso tempo, metterli alla prova: li abbiamo divisi in tre gruppi e abbiamo assegnato a ciascuno l’ideazione di un percorso di visita “dedicato”. Un gruppo doveva occuparsi di visitatori non italiani ma anglofoni, un secondo di visitatori con difficoltà motorie e un terzo di famiglie.

Con Laura abbiamo visitato sabato il parco archeologico e domenica il museo, compresa una splendida piccola mostra con vasi dalle immagini mozzafiato in prestito da Monaco di Baviera. In entrambe le giornate, il pomeriggio era dedicato alla elaborazione dei percorsi, che sarebbero stati presentati il lunedì. Inutile dire che Laura ha subito catturato l’attenzione dei ragazzi, i quali hanno fatto molte domande per cercare di avere un’idea chiara e completa del contesto. Ma devo ammettere che ad Agrigento ho…tirato un po’ la corda! E così i miei splendidi ventenni statunitensi sono stati travolti da una certa quantità di stimoli!

Per esempio, lungo il percorso della via sacra, è possibile sostare e dedicare un pensiero ai “Giusti di tutto il mondo” che hanno sacrificato la vita per il bene comune. Ci sono giudici antimafia, c’è Khaled al Assad, l’archeologo ucciso dai militanti dell’ISIS, c’è anche Armin Wegner, il soldato tedesco che denunciò le operazioni turche contro gli Armeni, un genocidio di cui ancora è impossibile parlare in Turchia.

Pic Nic a Temple Rock

Perdonatemi il gioco di parole, ma non credo ci sia modo migliore di introdurre i due pranzi che ho organizzato con l’aiuto di Laura.

Il primo è stato allestito sui tavoli in legno della Kolymbetra, un angolo di verde e fresco gestito dal FAI, ma storicamente parte integrante dell’antica Akragas. Si tratta di un’antica cisterna, che con il tempo è stata trasformata in un’oasi di agrumi e ortaggi. Grazie all’Antico Forno di Raffadali abbiamo potuto assaggiare alcune delle prelibatezze della zona, godendoci un poco di frescura e una sosta meritata.

Mentre eravamo in Kolymbetra, abbiamo avuto la ventura di conoscere Giuseppe Lo Pilato, l’agronomo che per primo ha fatto partire il progetto dell’agrumeto! Un momento serendipico davvero divertente, conclusosi con una bella chiacchierata su progetti vecchi e nuovi.

La domenica, invece, è stato il momento di Casa Diodoros: una terrazza battuta dal vento e affacciata sulla piana alle pendici della collina dei templi. Qui, ci ha spiegato Fabio Gulotta , responsabile dell’azienda, venti anni fa l’amministrazione del Parco e il comune di Agrigento hanno firmato un’intesa preziosa e hanno affidato a 12 aziende e cooperative la cura delle coltivazioni e degli allevamenti della zona. Un progetto all’insegna della biodiversità, nell’ambito del quale oggi sono ben 250 i cultivar di mandorlo, che coesistono accanto a ulivi e viti; circa 200 le capre girgentane che oggi brucano l’erba tranquille, salvate da estinzione; non saprei contarle ma comunque tante sono le api nere, recuperate da Lipari, che producono un ottimo miele.

Casa Diodoros ospita sia in terrazza che nelle due case coloniche pranzi, cene e anche colazioni molto “preste”, organizzate in occasioni di eventi musicali che a volte animano i templi all’alba. I ragazzi hanno fatto diverse domande, soprattutto su come il progetto è partito, e poi hanno ricevuto una interessante lezione sulle differenze tra la mandorla siciliana e quella californiana! (per me, sempre un brivido cercare di “salvare” il ragazzo allergico a noci e mandorle… !!!)

Fuori programma!

Grazie a Laura, abbiamo anche potuto “intervistare” Dario Giuliano, ricercatore con l’università di Bordeaux e impegnato nella catalogazione di alcune ceramiche e tegole. Un bel modo per far vedere ai ragazzi che le collaborazioni internazionali sono all’ordine del giorno, anche in siti che sembrano aver già dato tutto quello che potevano. Inoltre, con Dario, hanno potuto conoscere un ulteriore figura di archeologo, diverso da me, Laura, Giulia, Simona e il gruppo di Tripi!

Mi suscita sempre un po’ di commozione pensare all’episodio di Ulisse che scappa dalla grotta del cieco Polifemo sfruttando l’ariete, l’ultimo amico rimasto al gigante…

Grande la mia emozione nel visitare la piccola mostra “Da Girgenti a Monaco, da Monaco a Girgenti”, sui vasi della collezione Panitteri! Alcuni pezzi da novanta, per così dire, che per qualche mese sono… tornati dove erano stati trovati! In effetti questa mostra ci ha permesso di concludere un discorso cominciato ad Aidone: il commercio o spostamento di opere d’arte e la secolare questione delle restituzioni. In questo caso si trattava di una collezione privata che, in occasione di Agrigento capitale della cultura, è stata fatta tornare, ma temporaneamente, nei luoghi da cui era partita, accompagnata da una pannellistica ricca (e lunga…) di informazioni che ricostruivano il contesto e le circostanze dell’emigrazione.

Che fai tu luna in ciel?

Laura ci ha anche consigliato una visita davvero originale: tornare al Parco verso il tramonto e godere del cambio di luce e della visione dei templi illuminati. A detta di molti ragazzi e ragazze si è rivelata essere uno dei momenti più belli dell’intero seminario e io concordo…

I ragazzi e le ragazze, liberi da orari e spiegazioni, liberi dal caldo per loro soffocante, si sono lasciati commuovere dalle luci morbide di un tramonto estivo. I volti aperti in sorrisi benevoli verso questi antichi templi che ancora, dopo millenni, sanno offrire un po’ di magia…

TO BE CONTINUED

Hotel: Hotel della Valle

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Passaggio in Sicilia – 3

Continua il mio resoconto del Signature Seminar “Hans on History in Sicily”, da me ideato e organizzato con il supporto di Syracuse Florence e l’aiuto sul campo di Giulia Pettena. In questa puntata vi parlo di una visita durata poche ore e inserita “on the road”, vale a dire in una giornata di trasferimento da Oliveri ad Agrigento, ma che credo abbia lasciato il segno nei ragazzi.

Doveroso omaggio

Quando ho cominciato a pensare a come strutturare il seminario siciliano, ho pensato che una sosta ad Aidone era fondamentale. Sapevo che non avrei potuto pretendere un costante interesse e un’attiva partecipazione dai ragazzi, perché si trattava di studenti di molte materie ma non di archeologia e neanche di storia dell’arte antica. Inoltre, il titolo del seminario “hands on” presupponeva delle attività che solo alcuni siti erano in grado di procurare.

Dunque sapevo che non avrei potuto aggiungere la visita di Morgantina, ma ero decisa a presentare al gruppo un aspetto essenziale della ricerca archeologica italiana (e nello specifico siciliana): la piaga del traffico d’arte. Aidone, perciò, diventava una tappa imprescindibile.

Import/Export/furto

Care le mie lettrici e cari i miei lettori, non ho idea di quale sia la vostra conoscenza in materia del traffico di opere d’arte, perciò cercherò di riassumere velocemente i fatti e rimanderò a un mio vecchio post e ad articoli che si sono occupati del fenomeno.

In ogni caso, Aidone e Morgantina sono stati al centro di un complesso caso di crimine internazionale, a conclusione del quale sono rientrati nella cittadina siciliana un set di coppe e strumenti per simposio in argento, una statua pseudo-acrolito di Demetra (o forse Afrodite o forse Persefone), due acroliti di Demetra e Kore e una testa di Ade. Tutte opere di grande importanza storico-artistica e tutte rimpatriate dal Getty Museum di Malibù (California) e dal Metropolitan Museum di New York.

La loro vicenda è stata di importanza capitale per mettere sotto accusa non solo un gruppo di ladri su commissione, ma un vero e proprio sistema in cui il trafugamento di opere d’arte veniva approvato da storici dell’arte e archeologi e volutamente ignorato da importanti musei che affermavano, con una faccia della migliore lega di rame e stagno, di non essere a conoscenza delle circostanze del ritrovamento, ma di aver solo acquistato legalmente i reperti approdati sul mercato.

Per gli appassionati, consiglio di cercare “The Medici Conspiracy”, dove viene spiegata la prima, grande retata di opere d’arte trafugate, ma la vicenda di Morgantina è comunque molto interessante e illuminante.

Al cospetto delle dee

Naturalmente, il momento più emozionante è stato quello dell’incontro tra il gruppo e gli acroliti. Adeguatamente preparati, i ragazzi e le ragazze hanno osservato incuriositi e rispettosi le due figure divine: parliamo del più antico acrolito giunto fino a noi, con madre e figlia che sfoggiano uno dei sorrisi arcaici più inquietanti del mondo antico, mentre il suggestivo allestimento colloca testa, mani e piedi, su di una intelaiatura di ferro con drappi di stoffa e spighe di grano.

Tutta la potenza dell’autosuggestione era riunita nella piccola sala ricavata grazie a una sorta di sipario bianco, mentre attorno a noi canti mistici inondavano la stanza. Ecco, sui canti mistici e il loro volume avrei alcune rimostranze, ma alla fine quel che importa sono loro, le dee.

Ogni riccio, un capriccio

Barbablù ha incuriosito molto, non solo la storia del suo rientro, per la quale è stata evocata una volta di più la bravissima Serena Raffiotta, ma anche quella bicromia rosso per la chioma e blu per la barba che alcuni hanno osservato con attenzione. Infatti, una volta ad Agrigento, c’è chi ha notato il riferimento a questo accostamento di colori durante la spiegazione di Laura Danile. A riprova del fatto che il gruppo era molto presente e che tutti e tutte entravano in modalità “spugna” mentre venivano introdotti a collezioni museali o a siti archeologici.

La testa di Ade, soprannominata “Barbablù”, terracotta policroma di età ellenistica. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Testa_di_Ade.jpg

Sguardi di ammirazione

La sala dedicata alla dea rientrata in Italia nel 2011 ha visto forse il momento più bello: tutti e quindici hanno ascoltato il mito che non invecchia mai, l’opera di trafugamento, la lotta giudiziaria per dimostrare che si trattava di una statua sottratta e infine le ipotesi di identificazione. Afrodite? Demetra? Persefone? Abbandonati i dettagli tecnici, ho provato a chiedere ai ragazzi e alle ragazze quale fosse l’effetto, l’emozione che provavano nel guardare quella donna divina affrettare il passo contro vento.

Mi piace provocare un pensiero “laterale”, che raccolga i dati ma poi si lasci anche guidare da una forma di istinto o di suggestione. Penso che sia un modo per sollecitare la partecipazione in chi guarda, perché queste statue sono state fatte per essere ammirate e quindi, secondo me, non le potremo mai comprendere fino in fondo se non ci lasciamo “ingannare” dai nostri sensi meno addomesticati e più istintivi.

Aidone & Morgantina

In conclusione, posso solo raccontarvi della visita, ahimè fugace, al primo piano del museo, dove abbiamo potuto osservare i molti reperti trovati nell’abitato di Morgantina e anche una mostra temporanea, estremamente godibile, con foto d’epoca degli scavi di Princeton e della visita del re Gustavo VI Adolfo di Svezia. Il museo è ospitato nel chiostro e nelle sale attigue dell’ex Convento dei Padri Cappuccini, ma ammetto che non abbiamo avuto abbastanza tempo per ammirare la parte secentesca.

Se volete andare ad Aidone vi consiglio di ritagliarvi lo spazio della visita del sito archeologico di Morgantina, perché è ben organizzato e piuttosto leggibile, anche dai non addetti ai lavori.

La sosta di Aidone ha permesso al gruppo di riflettere ancora meglio sul concetto di “storia collettiva” e di legalità e illegalità nella gestione dei beni culturali, una lezione che non dimenticheranno facilmente…

TO BE CONTINUED

Pranzo: La Piazzetta del Museo (ottimo cibo, persone simpatiche, tempi… ecco, come dire… cercate di ritagliarvi tre quarti d’ora per il pranzo!)

Museo Aidone

Area Archeologica Morgantina

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Passaggio in Sicilia – 2

Seconda puntata di un feuilleton che vede protagonisti un gruppo di ventenni del Nuovo Mondo alle prese con le tradizioni, il clima e la storia del Vecchio. Sto ancora parlando del Signature Seminar “Hands on History in Sicily”, tenutosi dal 23 agosto al 2 settembre tra Catania e Palermo per conto della Syracuse University Florence.

Gita a Tindari

Uno dei murales voluti dal sindaco per promuovere Tripi-Abakainon. L’autore è Andrea Sposari, in arte @sposart https://iltirrenico.com/il-regno-di-ade-il-nuovo-murales-di-sposart-nel-borgo-di-casale-di-tripi/

La seconda tappa del Seminario doveva essere Tripi-Abakainon, ridente paesino sui Nebrodi: me lo aveva segnalato Luigi Caliò, professore di archeologia e direttore di diverse campagne di scavo in Sicilia, Grecia e Magna Grecia. Quando Simona Todaro mi aveva suggerito di contattarlo per trovare un’attività per i miei ragazzi, Caliò mi aveva subito suggerito un survey nelle campagne di Tripi-Abakainon. Con il tempo, tuttavia, i piani sono dovuti cambiare e alla fine un survey topografico è stato trasformato in un’esperienza immersiva, in cui i ragazzi dovevano imparare a conoscere sia Abakainon che Tripi, quindi l’antico e il moderno, e al contempo avrebbero avuto l’occasione di riflettere sui tanti modi di divulgare archeologia e di promuovere la conoscenza del proprio passato tra gli abitanti di un piccolo centro di provincia.

Ma come prima cosa era necessario trovare un posto dove trascorrere la notte dei due giorni di attività e così l’ufficio Syracuse ha trovato Oliveri, appena sotto Tindari: un paesino sul mare, ma pieno di attività e di proposte!

Dove siamo?

Le notizie su Abakainon sono poche ma molto circostanziate; come spesso accade in questo angolo di Sicilia, è Diodoro Siculo che ci informa in modo chiaro del ruolo strategico di Abakainon e delle vicende che lo videro, alternativamente, alleato o “sopportato” o avversario di Siracusa e dei Cartaginesi. Forse una delle notizie più interessanti ce la dà un’iscrizione del III-II sec. a.C. attraverso la quale è possibile ricostruire l’itinerario dei theorodokoi di Delfi: si tratta di messaggeri che viaggiavano in varie città del mondo greco per annunciare l’inizio delle celebrazioni delfiche. La tappa di Abakainon significa che questo sito montano era un centro di riferimento della regione, abbastanza ben organizzato da poter accogliere con i dovuti onori i messi. Abakainon è un sito definito siculo-greco, perché di chiaro impianto siculo, ma sviluppato secondo i noti sistemi culturali greci. Abakainon batte moneta già nel VI sec. a.C. e proprio la scoperta di una moneta con legenda portò Antonio Salinas a riprendere in mano gli appunti lasciati dal Fazello (1558) e dal Bonfiglio (1604). Qui, negli anni Cinquanta e Sessanta, grazie all’interesse di Bernabò Brea, archeologi del calibro di François Villard e Madeleine Cavalier portarono alla luce tombe, strade, edifici pubblici e privati. Gli interventi continuano anche oggi e delineano la vita intensa di un luogo fondamentale per gli scambi culturali e commerciali tra le due sponde ionica e tirrenica e, naturalmente, per il controllo delle comunicazioni interne.

Intermezzo: sulla necessità dei sopralluoghi esplorativi

Se i ragazzi non avrebbero potuto partecipare a una vera e propria ricognizione archeologica, un survey era comunque d’obbligo, perché io rispetto fino in fondo la legge non scritta della guida: non portare mai nessuno, men che meno gruppi, in un luogo che tu per prima non conosci a menadito.

E così, un venerdì di fine giugno, ho reso omaggio a Trenitalia e mi sono imbarcata in un A/R estremo da Firenze a Tripi e ritorno. Ho potuto farlo grazie alla generosità e professionalità della dottoressa Elena Santagati, un vero angelo in questa mia avventura messinese!

Elena Santagati è da anni la studiosa che promuove e cura la ricerca archeologica dell’antica Abakainon, le pubblicazioni scientifiche e anche iniziative di divulgazione popolare. La sua guida è stata fondamentale, non solo per farmi un’idea più chiara della rilevanza scientifica delle scoperte archeologiche sul territorio, ma anche per entrare nei meccanismi della comunità locale e gustare (in questo momento mi sto godendo una tisana addolcita dal miele di Tripi) il territorio e i suoi abitanti.

Ho trascorso una giornata incredibile, dove l’archeologia e la ricerca del passato si sono perfettamente bilanciati con l’esperienza della città moderna.

Un sindaco per tutte le stagioni

Grazie a Elena ho potuto incontrare Michele Lemmo, che dal 2018 amministra con passione e creatività il comune di Tripi-Abakainon. A proposito, è proprio in seguito a una sua idea (e grazie alla puntuale relazione scientifica di Elena Santagati) che la cittadina siciliana ha potuto fregiarsi del doppio nome. Michele Lemmo mi accoglie sorridente e subito si lancia nel farmi vedere la app di Tripi e la pagina su youtube! Insieme parliamo anche degli splendidi murales che ha fatto dipingere nelle varie contrade in cui è divisa la cittadina.

A proposito di questi murales, consiglio la lettura dell’articolo di Marina Lo Blundo che, qualche anno fa, aveva riflettuto su come, in un piccolo centro siciliano, la storia antica parlasse al presente fin dalle pareti delle case.

Città dei morti vs città dei vivi

Non è possibile capire Abakainon senza visitare la necropoli in contrada Cardusa: 152 tombe messe in luce sulle terrazze ricavate in una collina fuori le mura della città antica. La cava di arenaria utilizzata per la costruzione delle tombe è visibile nella parte più alta della necropoli: lo scavo non è stato completato e alcune sepolture aspettano ancora di essere studiate a fondo, ma l’area è stata attrezzata per essere protetta e visitabile.

La caratteristica di questa necropoli “di provincia” sono gli epitimbia che dovevano svettare sulle sepolture, un altro dettaglio interessante è la presenza di inumazioni e cremazioni all’interno dello stesso spazio e in un arco di tempo circoscrivibile a circa un secolo tra IV e III a.C. Altri sono gli aspetti che rendono la necropoli di Abakainon un sito estremamente stimolante e infatti gli studi vanno ancora avanti, grazie all’impegno di Elena Santagati e di Luigi Caliò e dei tanti collaboratori. Una di loro, Maura Arizia, ci ha accompagnato nella nostra due giorni; insieme a lei abbiamo incontrato ragazze e ragazzi di un istituto superiore, impegnati in uno dei tanti progetti PNRR che il sindaco ha voluto varare per legare anche i più giovani al territorio. Maura Arizia è anche presidente del locale Archeoclub e questo ha permesso di aggiungere un altro tassello a questo viaggio alla scoperta del lavoro dell’archeologo.

Scavenger Hunt, anybody?

Come coinvolgere quindici ragazzi statunitensi, digiuni di storia antica, men che meno archeologia siciliana, nella visita di un piccolo museo, composto da tre sale e senza statue o vasi figurati nelle vetrine?

Ho pensato di dividere i ragazzi in tre gruppi e affidare a ognuno di loro il compito di ricostruire i corredi di tre tombe della necropoli. Grazie ai pannelli touch screen presenti nelle sale, in quattro lingue, e nonostante qualche piccolo problema di identificazione, i gruppi sono riusciti a rispondere a molte delle domande proposte e si sono esercitati nel porsi quesiti e far deduzioni.

E fu sera e fu mattina, secondo giorno

La nostra seconda visita a Tripi-Abakainon era una scommessa, che spero di aver vinto! Vedete, non potevo rinunciare al survey e d’altronde sapevo di avere con me dei ragazzi non abituati a guardare alle città (antiche o moderne) da un punto di vista topografico.

Allora ho provato a “sparigliare le carte” e ho organizzato una visita alla ricerca dei luoghi della comunità cittadina. Avevo tra l’altro un’altra difficoltà da considerare: Tripi è articolata in tre contrade che si svolgono come un nastro attorno al monte, in cima al quale si trova il castello del XII secolo (dove soggiornò una vecchia conoscenza di questo blog…). Quindi i nostri spostamenti dovevano necessariamente utilizzare il pulmino privato affittato per il Seminario.

Mille e un modo di essere agorà

Innanzitutto ho portato i ragazzi davanti alla chiesetta in contrada Campogrande, perché Elena mi aveva detto che quello spiazzo, con un piccolo angolo di giochi per bambini, era stato oggetto di riqualificazione da parte del sindaco. In effetti uno dei primi murales è dipinto sul muro che sostiene la piazzetta. Così riuniti, i miei studenti hanno fatto una riflessione sulle piazze delle loro città, spesso inesistenti. Abbiamo parlato dei luoghi di aggregazione e sono venuti fuori diversi spunti interessanti.

Dopo la città moderna era il momento di ritornare in una delle aree di scavo aperte, quella in contrada Piano e provvisoriamente denominata agorà. L’edificio porticato e la strada provvista di sistema per lo smaltimento delle acque piovane, hanno suggerito ad alcuni di poter identificare qui il centro politico di Abakainon. Ma c’è chi preferisce essere cauto e completare lo scavo della stoà, sperando di potersi allargare per poter meglio valutare la situazione.

Nel frattempo, qui il comune organizza spettacoli teatrali durante l’estate e piccoli concerti: ogni spazio è utile per essere vissuto dalla comunità.

I nostri ragazzi hanno fatto un’esperienza curiosa e divertente: sempre grazie allo spirito di iniziativa dell’amministrazione, infatti, Tripi-Abakainon è dotato di un oculus che permette di viaggiare dalla necropoli all’agorà, esplorandone tutti gli angoli. Le reazioni dei ragazzi sono state impagabili!

The writing on the wall

L’incontro con i murales è stato d’effetto come immaginavamo: nei diari dei ragazzi – altro impegno didattico del Seminario – questi ritratti colorati ed esagerati della città antica hanno lasciato il segno. Jade mi ha chiesto, una delle tante domande di questa avventura che mi ha colpito per originalità e profondità, se, in un paesino così piccolo, dove la figura del prete fa parte della struttura sociale della comunità, avesse lasciato interdetti la comparsa di Ade, Efesto e il toro antropocefalo personificazione dei fiumi (direttamente tratto dagli emblemata delle monete antiche) sulle pareti della sonnacchiosa cittadina. Se Harry Potter è stregoneria, come reagire di fronte a Ade e Cerbero che ti guardano mentre vai a messa?!?

In realtà abbiamo scoperto che la piazzetta dei murales era stata protagonista di un altro intervento di riqualificazione e che quindi gli anziani del borgo avevano più che altro dovuto adattarsi al cambiamento della… pavimentazione!

Per devozione

La ricognizione non poteva non concludersi presso la chiesa matrice del borgo: la Chiesa Madre di San Vincenzo martire di Spagna. Un edificio del 1791, costruito su uno sperone che si affaccia su due valli e che ricorda l’importanza strategica del borgo.

Non lo avevo inserito nel giro, perché non avevo idea del tipo di energia che il gruppo mi avrebbe trasmesso, ma durante la pausa pranzo, nell’ora di maggior caldo, alcuni intrepidi hanno deciso di raggiungere il Castello. Esploratori curiosi, hanno colto al volo quel guizzo di avventura e completato la conoscenza di Tripi.

La due giorni a Tripi è stata una esperienza bellissima, che mi ha messo alla prova, ma che mi ha anche permesso di conoscere persone eccezionali. Mi sento estremamente grata, in primis a Elena Santagati e quindi anche a Luigi Caliò, perché sono riuscita a ritrovare l’emozione della scoperta e a comunicarla ai miei studenti.

TO BE CONTINUED

Hotel: Riviera Azzurra, Oliveri

I pranzi ce li ha forniti l’hotel al sacco, le cene erano in hotel. Ma se andate a Tripi-Abakainon non potete mancare di assaggiare gli speciali biscotti locali presso l’Archeobar, accanto al museo, oppure l’ottimo caffè in contrada Campogrande presso il bar Cautela.

Grazie a Elena Santagati ho potuto gustare un pranzo ottimo presso Villa Bacco, vi assicuro che è un’esperienza che vale la pena provare.

Per i murales, come scrivo nella didascalia del primo l’autore è Andrea Sposari, conosciuto come @sposart su Instagram.

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Passaggio in Sicilia – 1

https://www.amazon.it/Passage-India-M-Forster/dp/0593241568

Nel trovare un titolo per le riflessioni che seguiranno, mi è venuto spontaneo pensare al romanzo di E.M. Forster. Ambientata in India, la vicenda al centro del libro dell’autore inglese mette in luce i problemi irrisolti e gli scontri culturali tra gli Inglesi colonizzanti e gli Indiani colonizzati ed è forse questo il motivo che mi ha indicato il possibile parallelo. Nel libro, il processo al Dottor Aziz ha un aspetto decisamente scabroso e questo, naturalmente, non trova spazio nelle mie riflessioni, tuttavia ci sono stati alcuni momenti in cui i protagonisti delle giornate che vado a raccontare mi hanno dato l’impressione di essere impreparati all’incontro con l’altro da sé; in molte occasioni, grazie al cielo, questo incontro ha prodotto delle splendide sinergie!

Comincio quindi il racconto di dieci giorni che hanno visto quindici studenti della Syracuse University, sede di Firenze, impegnati in un viaggio-studio in Sicilia: il Signature Seminar di cui sono stata promotrice e organizzatrice – con aiuto logistico da parte dell’ufficio di FieldTrips della Syracuse fiorentina – è stato intitolato “Hands on History in Sicily” e ci ha portati da un capo all’altro della terra di Trinacria.

Colgo subito l’occasione per ringraziare Giulia Pettena, amica e collega che ha avuto il ruolo ufficiale di R.A. (Responsible Adult), impegnata nel monitorare le necessità di tipo medico dei ragazzi, ma che ha anche funzionato come sparring partner di spiegazioni e dibattiti, forte della sua formazione da etruscologa e archeologa subacquea.

All’ombra del vulcano

La nostra prima tappa è stata Catania, dove sapevo di poter contare sulla bravissima Simona Todaro. Amica degli anni ateniesi, Simona è professoressa associata di Preistoria e Protostoria presso l’Università di Catania (DISUM); il suo curriculum è troppo vasto per essere riassunto e poi, diciamoci la verità, non è la storia accademica che può illustrare la poliedricità e l’istrionismo di questa forza della natura!

Ho preferito il murale alla statuetta originale della c.d. dea dei serpenti. Non so neanche io perché, forse perché l’ho ritenuto più “vero”, moderno e immediato. Questa foto l’ho scattata a Iraklion ad agosto.

Simona è una persona dalla risata contagiosa e dall’ironia pungente: il suo physique du rôle  la colloca splendidamente accanto alle sacerdotesse di Akrotiri o Cnossòs, incastonata in qualche anello “di Minosse” e infatti è a Creta che la trovate spesso e volentieri, o comunque impegnata in pubblicazioni sulle civiltà dell’Egeo.

Ma a Catania Simona Todaro è donna del popolo e archeologa piena di passione e di idee.

Qualcuno ha detto “archeologia pubblica”?

Quando ci accoglie nel laboratorio di fronte alla facoltà la troviamo impegnata ad allestire i tavoli per il gruppo, aiutata dai collaboratori e da una delle figlie! Il suo racconto di come è giunta a gestire non solo una cattedra, ma soprattutto uno scavo didattico nel “cortile” dell’ex monastero dei Benedettini, è un tuffo nel passato di Catania e nelle relazioni complesse e viscerali tra città moderna e antica.

Simona e Peter Tomkins che illustrano ai ragazzi la topografia di Catania e, nello specifico, del Monastero dei Benedettini, dove è possibile vedere ancora resti della lava dell’eruzione del 1669.

Ci spiega che, alcuni decenni fa, l’area era occupata da case umili e spazi di parcheggio delle macchine. Il quartiere era ed è popolare e la decisione di utilizzare quegli spazi per facoltà universitarie creò una frattura estremamente dolorosa tra gli abitanti e il Comune. Non solo venivano privati di un’area che abitavano e utilizzavano, ma chi li espropriava erano i professori, gli aridi abitanti delle torri d’avorio, perciò era difficile riuscire a dialogare.

Infatti, nei primi mesi di vita del laboratorio e dello scavo didattico Simona e i suoi collaboratori hanno dovuto affrontare dispetti e vandalismi abbastanza antipatici: le tegole rubate dal tetto del laboratorio, l’immondizia gettata nello scavo, gli escrementi dei cani non raccolti. Perché quel cortile/giardino è aperto a tutti, ci sono alberi e panchine dove i ragazzi del quartiere o i proprietari di cani vanno regolarmente a passare il tempo.

Simona è riuscita a trovare un accordo con i cittadini, ha cercato un dialogo che non usciva da una remota finestra della torre d’avorio, ma dal petto di una cittadina come loro, che “utilizzava lo stesso ospedale, faceva la spesa dallo stesso fruttivendolo”, queste le sue parole.

Oggi la comunità catanese ha non solo accolto, ma appoggiato molte delle iniziative di Simona e, mentre eravamo lì con lei, uno dei fantomatici proprietari di cani è arrivato, incuriosito dal gruppo eterogeneo, e ha salutato e chiacchierato un po’. Molti progetti vengono discussi insieme agli abitanti del quartiere, proprio per renderli non solo partecipi ma responsabili di un’archeologia che sia utile: a creare un legame, a stimolare curiosità, a rimediare ai danni del passato.

Le chiavi di Giovanni

Tra i tanti aneddoti di Simona me ne è rimasto in mente uno, spero di ricordarne correttamente i dettagli: un giorno gli studenti trovano un paio di chiavi tra gli strati superficiali dello scavo didattico. Sono chiavi di macchina (non ricordo il modello) e, grazie al passaparola quasi immediato, si viene a sapere che un tale Giovanni, molti anni prima, aveva perso le chiavi della macchina in quella zona. Viene aggiunto il particolare che Giovanni aveva dovuto seppellire il proprio cane non molto distante da dove i ragazzi scavavano e, infatti, qualche giorno dopo affiorano i resti dell’animale!

Cani ed elefanti

L’incontro con Simona Todaro si è svolto nell’arco di due mattinate, la prima dedicata al lavoro dell’archeologo urbano, con esperienza di scavo nel cortile dell’Università, la seconda dedicata alla visita del museo archeologico universitario e del “Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane”, allestito al piano terra del Palazzo Centrale dell’Ateneo catanese, in piazza Università.

I ragazzi hanno potuto osservare due modi diversi e molto interessanti di disporre di reperti antichi, ma sono stati definitivamente catturati dallo scheletro di elefante nano, che, ho spiegato loro, è uno degli esemplari ritrovati in giro per la Sicilia orientale che hanno probabilmente dato sfogo alla fantasia degli antichi abitanti, fino a suggerire l’esistenza di una stirpe di giganti dall’unico occhio centrale.

La partenza con il piede giusto!

Per essere un Seminario “Hands on” direi che non potevamo scegliere una partenza migliore! I ragazzi hanno toccato con mano la preparazione di uno scavo urbano e due di loro hanno assaggiato l’emozione della prima “scoperta”: un chiodo di ferro!

Quando ho contattato Simona un anno e mezzo fa sapevo di essermi messa nelle mani più adatte per un progetto del genere, ma ammetto di essermi emozionata anche io nel vedere fino a che punto la sua energia è arrivata a parlare ai miei statunitensi ancora in pieno Jet Lag!

Catania ci ha accolto con un vulcano in eruzione, ma anche con tutta la sua umanità. Il gruppo ha avuto modo di conoscersi e di esplorare la città nelle serate terse e fresche; lo spirito era alto e l’avventura era appena iniziata…

TO BE CONTINUED

Hotel: Best Western Hotel Mediterraneo Catania

Ristoranti (solo io e Giulia, consigliati dal perfetto Luca Girella):

Putia dell’Ostello

Lettera82 (quella in piazza Pardo)

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