La Storia che vive!

È sempre un’emozione il momento in cui scrivo il post di presentazione del nuovo Archeoracconto!

Per la sesta volta vi propongo l’e-book composto dai racconti scritti in occasione di una giornata passata a contatto con la storia e l’archeologia, ma questa volta avvertirete qualcosa di magnetico nella lettura dei testi…

A partire dalla bellissima prefazione di Marina Lo Blundo, mia complice nell’organizzazione delle giornate di Archeoracconto e qui anche “padrona di casa” accogliente e preziosa nel condurci per mano attraverso le antiche strade di Ostia, le botteghe, i luoghi del potere, i santuari.

Anche gli archeoracconti vi incanteranno: giocati per lo più sul filo di un rituale antico, oppure proposti come istantanee di un passato mai dimenticato.

In questo numero, inoltre, troverete due archeoracconti inviati “per posta”! Due amici di Archeoracconto che si sono lasciati ispirare dalla nostra avventura e, alla sesta nostra uscita, hanno deciso di mandarci la loro versione. Nel primo ritroverete il filo rosso che ha legato l’edizione ostiense, mentre il secondo propone una riflessione di taglio più storico, sul mistero del fato, quel destino dell’uomo che viene “parlato” dal dio.

È sempre un’emozione il momento in cui scrivo il post di presentazione di Archeoracconto, ora tocca a voi emozionarvi:

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Un palazzo in mostra – scena terza

Esco dalla esperienza coinvolgente del Meraviglioso mondo della Natura, e mi dirigo verso la mostra-evento: “Leonardo. La macchina dell’immaginazione”.

L’ingresso introduce curatori d’eccezione come la Fondazione Treccani: un immediato imprimatur di ricercatezza, raffinatezza e affidabilità. Accanto, una dettagliata spiegazione del concept delle installazioni e del loro funzionamento, a cura dello Studio Azzurro.

Tre sale, non di più, all’interno delle quali sono disposte installazioni in legno e tela: sono forse queste le “macchine” di Leonardo? Così sembra, ma contengono una sorpresa: di fronte alla tela bianca è disposto un leggio, con parole tratte dagli studi di Leonardo, e al di sopra di questo è sospeso un microfono. Il visitatore sceglie una parola e la pronuncia a voce alta a favore di microfono, così da far scattare la proiezione di immagini tratte dai manoscritti, un sottofondo adeguato al tema trattato, e una voce narrante che legge la definizione o il pensiero legato al termine scelto.

Alle pareti pochi brevi pannelli illustrano ulteriormente alcuni aspetti trattati nella mostra.

Nell’ultima sala vi è un lungo tavolo in legno, definito “tavolo anatomico”, su cui sono disposti frammenti di statue in gesso che riproducono le parti del corpo umano. Qui, invece di un microfono, una torcia pende sospesa e il visitatore non deve fare altro che indirizzarla a illuminare l’arto o l’organo di cui vogliamo ascoltare la definizione leonardesca.

Completa il viaggio nell’immaginario di Leonardo un quadro di cui siamo chiamati a osservare il più minimo dettaglio, con tanto di animazione del paesaggio.

Nella mostra si ripercorrono tutti i temi cari al geniale umanista: dal vivere sociale, alla guerra, alla libertà, al viaggio, alla tecnica pittorica applicata soprattutto alla natura.

Agile e intrigante, per il modo così particolare di interagire con l’oggetto esposto.

Anche questa è visitabile fino al 14 luglio.

Se volete fare l’esperienza di tre mostre in un giorno, ecco i link alle altre due, sempre a Palazzo Reale: Ingres e Orfeo

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Un palazzo in mostra – scena seconda

Esco dalla mostra con l’insoddisfazione di chi non è riuscito a fermare i particolari (non sono ammesse fotografie), ma anche con gli occhi colmi di sguardi, corpi, dettagli preziosi, capelli ribelli, volti esigenti.

Dove dirigerò i miei passi?

Mi attrae il titolo “Il meraviglioso mondo della natura: una favola tra arte, mito e scienza”

La mostra comincia in modo spiazzante: la scritta “gatto morto” (!) campeggia infatti sul fianco di un vetrina, ma si scopre presto che è solo uno dei tanti giochi illusionistici che serviranno a spiegare i modi e le maniere di illustrare la natura (animale e vegetale) in manoscritti e quadri famosi. Dal gatto (vivo) di Leonardo alla scimmia di Dürer: un video dettagliato e divertente ci guida attraverso continui rimandi lungo il percorso a volte tortuoso seguito da animali più o meno esotici, ritratti a partire dal ‘300 fino a tutto il ‘500.

Orfeo allo specchio

Si giunge così alla seconda parte: la ricostruzione della sala dedicata a Orfeo di Palazzo Verri.

Attraversiamo le sale del Palazzo Reale e ci ritroviamo nel Salone delle Cariatidi: un luogo storicamente importante e architettonicamente impressionante, perché le signore colonnate che danno il nome alla sala sono alternate a enormi specchi.

Oggi, nella penombra richiesta dalle esposizioni temporanee, le Cariatidi sono una presenza più discreta, mentre le superfici macchiate degli antichi specchi conferiscono alla scena un tocco di esoterismo.

Nell’aria risuonano versi di animali, l’ambiente è opportunamente rinfrescato, io vago, sempre più Alice, ed entro in una sorta di quinta teatrale: una sala intera è ricostruita all’interno del Salone delle Cariatidi, si tratta della stanza dedicata al Ciclo di Orfeo, così come era allestita nel secentesco Palazzo Verri.

L’autore delle tele è un pittore di Danzica, Pandolfo Reschi, con l’aiuto di un pittore belga, Livio Mehus. Manco a farlo apposta, Reschi è naturalizzato fiorentino e in effetti la decorazione del palazzo milanese deve molto al Granducato!

Entro nella sala e rimango colpita dalle dimensioni dell’opera: tre pareti sono completamente ricoperte dalla scena più classica di un Orfeo intento a suonare, circondato da animali. Tuttavia il mio primo pensiero va alla penombra che ingoia tutto e che impedisce una visione chiara. Mentre sono sul punto di uscire, infastidita quasi dallo sforzo richiestomi per individuare le figure…ecco che alle mie spalle spunta una luce, che piano piano si alza e comincia a inondare la sala. La quarta parete riproduce infatti le finestre presenti nella sala di Palazzo Verri e gli allestitori hanno pensato di ricreare in modo estremamente accurato l’ambiente originario del ciclo di Orfeo: completo della luce che, nell’arco della giornata, ne illuminava le diverse porzioni.

Un’esperienza bellissima! Dove la natura che circonda il cantore tracio sembra risvegliarsi man mano che è colpita dalla luce!

Accanto al box con la ricostruzione della sala, eccone un altro, delle stesse dimensioni, pieno di …animali impagliati! Si tratta dei 165 esemplari presenti nelle tele e che i curatori della mostra hanno voluto proporre in tridimensione, utilizzando la collezione del Museo di Storia Naturale e dell’Acquario e Civica Stazione Idrobiologica di Milano.

Impressionante, in tutti i sensi. Ogni animale è illustrato con una scheda dettagliata che viene proiettata a ciclo continuo sulle pareti del box.

Una interessante iniziativa vi aspetta al ricco bookshop!

Una mostra che mi ha sorpreso per originalità e che ha stimolato molta curiosità.

Visitabile fino al 14 luglio.

Se volete provare a visitare tre mostre in un colpo solo, ecco i link agli altri due allestimenti di Palazzo Reale: Ingres e Leonardo.

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Un palazzo in mostra – scena prima

In un caldo mercoledì di maggio ho indossato la mia migliore faccia da Alice nel Paese delle Meraviglie e ho varcato la soglia del Palazzo Reale di Milano, pronta a perdermi nelle sue sale.

Il lungo banco del primo piano accoglie i visitatori con volti sorridenti e tre distinte casse: tre mostre, tre temi, tre bigliettazioni. A destra e a sinistra si aprono le porte, che, come nel più classico dei giochi di ruolo, ci conducono verso tre mondi distinti e ci chiedono di praticare una scelta radicale.

Io, però, sono Alice-per-un-giorno, perciò scelgo solo da cosa cominciare, ma so già che mi avventurerò dappertutto!

Alla corte di Napoleone

Ingres è il motore che mi ha fatto giungere fino a Milano: adoro le atmosfere di questo pittore e ancora di più le sue donne, mai eteree, anzi solide e “tornite”, non rubensiane, ma voluminose quel tanto che basta a farle protagoniste indiscusse del quadro.

Dunque Ingres, ma non da solo: David e Fabre, Girodet e Le Brun. Davanti ai miei occhi sfilano le promesse della pittura francese: alcuni ancora giovani, altri già riconoscibili e riconosciuti. Accomunati tutti dallo spirito rivoluzionario eppure tutti coordinati attorno al nuovo potere, il potere dell’homo novus.


Jean-Auguste Dominic Ingres
Napoleone sul trono imperiale (1806)
Foto da Wikicommons perché, ahimé, in mostra non sono ammesse fotografie…

E infatti il fulcro dell’intera mostra è lui, Napoleone: che ci guarda sornione dall’enorme ritratto, incastonato in una sala scura e circondato dai numerosi bozzetti preparatori. Napoleone, il committente di molti dei quadri in mostra, tra cui “Il sogno di Occam”, che doveva ispirare le notti del condottiero, posto sul soffitto della sua camera da letto. Napoleone, il soggetto dei quadri che testimoniavano l’impresa del valico delle Alpi quasi che seguissero un moderno Annibale, oppure – in maniera forse ancora più calzante – un Alessandro Magno impegnato sul fronte Occidentale. La mostra milanese ambisce a ricreare un’époque, e un circolo artistico che a me, Alice in salsa antica, ha ricordato da vicino Augusto, Mecenate e i poetae novi della Roma del I secolo a.C.: quelli che furono chiamati a ritrarre e cantare chi si presentava come speranza di rinnovamento e invece preparava il terreno a un potere assoluto e spesso autodistruttivo.

Una mostra godibile, carezzevole come un morbido velluto; permette di ricreare lo spirito di un’epoca in cui tutto era ancora possibile.

La mostra è aperta fino al 23 giugno! Affrettatevi!

Se volete provare a visitare tre mostre in un giorno solo, ecco i link agli altri due allestimenti di Palazzo Reale: Orfeo e Leonardo.

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