Vita e morte dei Signori di Maremma

C’era il tempio di Northia (…) mi voltai e vidi la parete dei chiodi (…) Tutta la storia dei Rasna era riassunta in quel muro, e in quei pezzettini di ferro conficcati in lunghe file orizzontali e verticali (…) Migliaia di donne e di uomini erano vissuti ed erano morti tra quei chiodi, e, prima di morire, avevano trasmesso la loro vita a un numero quasi infinito di altri uomini e di altre donne. Erano sorte città destinate a diventare famose (…) la civiltà degli Etruschi aveva raggiunto il suo massimo splendore, finché era declinata…
Sebastiano Vassalli, “Un infinito numero”

Entrando alla mostra “Signori di Maremma. Elites etrusche fra Populonia e Vulci“, allestita al Museo Archeologico Nazionale di Firenze fino al 30 aprile 2011, si ha proprio la sensazione straniante del protagonista del romanzo di Vassalli. I suoni che pervadono gli spazi della mostra ci rimandano la musica, i canti, le risate dei banchetti, ma anche il tintinnare metallico delle lame che si incrociano, le urla degli assalti e un crepitare di fuoco che potrebbe suggerire atroci torture o prelibati manicaretti.

Immersi, dunque, in questa atmosfera di penetranti sonorità, ci aggiriamo tra le pareti di compensato, orientate ad arte per .. disorientarci! In un magico labirinto dove ogni superficie è rivestita da immagini ingrandite di vedute campestri, laghi e colline, tumuli funerari o riproduzioni degli oggetti più significativi tra quelli in mostra. Soprattutto l’ingresso è studiato per suggerire al visitatore che tutti i suoi sensi verranno coinvolti nell’esperienza della mostra: un totem luminoso rischiara la carta dell’Etruria stampata sul pavimento e un lungo pannello indica la giusta direzione, quasi un invito della locale APT della Tuscia, splendida nei colori della campagna toscana. Due schermi rimandano le scene salienti ritratte sulle pareti in tufo di famose sepolture e proprio quella di Casale Marittimo è distesa a incuriosire i primi della lunga fila.

Quando si entra nel labirinto si rischia subito di venire depistati dalle due sagome in plexiglass, abbigliate con panoplia in bronzo e immerse in un bosco fotografico e di grande suggestione. Ma la deviazione non può che essere momentanea perché già la coda dell’occhio ci ha fatto pregustare il tripudio di bronzo, avorio, argento e bucchero che ci aspetta negli spazi successivi.

I Signori di Maremma sono quelle élites aristocratiche che hanno condizionato nel bene e nel male lo sviluppo economico e culturale di buona parte dell’Etruria. La mostra prende in considerazione i centri principali: Populonia, Vetulonia, Vulci e i territori che, pur ricadendo sotto il controllo di quelli maggiori, hanno restituito opere di un artigianato affatto particolare e di grande personalità.
La mostra presenta i corredi funerari di età orientalizzante delle principali tombe, o circoli sepolcrali, dei principes signori di quei centri e crea un evento nell’evento perché, se la maggior parte del materiale è stato già protagonista di uno splendido allestimento nel cuore della Maremma (il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma, a Grosseto), quello di Firenze è il concretizzarsi di un auspicio lungo più di un secolo. Il 5 maggio 1897, infatti, Luigi Adriano Milani, primo Direttore del Regio Museo Etrusco, inaugurava gli spazi che oggi ospitano la mostra, con il titolo di Museo Topografico d’Etruria: ciò che veniva individuato, scavato e documentato presso i centri etruschi del territorio, era destinato al Museo centrale di Firenze e disposto secondo un ordine topografico affatto nuovo tra i museologi dell’epoca, affezionati al “bel pezzo” da wunderkammer settecentesca.

Fu solo con l’alluvione del 1966 che questa collocazione rivelò il suo punto più debole; da allora i numerosi tentativi di ricostituire l’antica idea di Milani si sono scontrati, da una parte con i problemi della gestione economica dei beni culturali e dall’altra con i nuovi filoni di museologia che preferiscono la valorizzazione dell’Antiquarium o del Museo locale, arricchito dai reperti provenienti dal territorio. Fino ad aprile, perciò, il Museo Archeologico Nazionale di Firenze ripercorre le orme del suo mentore cui va aggiunto senza dubbio il percorso di visita del Giardino, già da Milani definito parte integrante dell’esposizione, con le tombe e i monumenti trasferiti pietra su pietra dal territorio al Museo.

In questa sede i Signori di Maremma ci guardano con sufficienza, ci frastornano con le loro ricchezze e le “gioie” che hanno voluto accanto a loro nel momento del più alto dolore: le vetrine sono colme degli oggetti di corredo funebre, ori, bronzi, argenti e vasellame la cui origine straniera o esterofila suggerisce i numerosi intrecci commerciali che fecero la forza di queste famiglie elitarie e aristocratiche, proprio nell’epoca cosiddetta “orientalizzante” e quindi rivolta agli scambi con le sponde orientali del Mediterraneo.

La sede fiorentina della mostra permette di aggiungere all’allestimento grossetano alcuni fondamentali reperti, difficilmente prestati altrove ma gelosamente custoditi nei magazzini del Museo: è il caso della Tomba dei Flabelli, ad esempio, con i grandi ventagli in bronzo che danno il nome alla sepoltura.

Della Tomba del Duce, di Vetulonia, lasciano sempre senza fiato l’arca in argento e il kyathos iscritto (da Cerveteri); mentre il carro e il calesse della tomba populoniese sono circonfusi da quell’aura di “divismo” che giustamente li colloca sul ballatoio, dove si svolge la seconda parte della mostra.

L’inevitabile coté moderno e contemporaneo, sempre presente nelle Mostre all’Archeologico di Firenze, è questa volta destinato ad Anna di Volo, una pittrice che rende ancora più classici i volti ovali à la De Chirico.

La Mostra è aperta fino al 30 aprile 2011:

 dal Martedì al Venerdì dalle 8.30 alle 19.00
Sabato e Domenica dalle 8.30 alle 14.00
Il costo del biglietto è di € 4,00 intero e € 2,00 ridotto.
Oltre i 60 anni e sotto i 18 anni ingresso gratis (solo per cittadini della Comunità Europea).

 

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