Gli Uffizi svelati

Fino al 29 gennaio è possibile approfittare di un’occasione preziosa: aggirarsi tra le pareti di una Tribuna allestita per creare l’illusione che ha affascinato decine di artisti nell’età d’oro del Grand Tour!

La consuetudine dei Mai Visti (le mostre che strappano temporaneamente splendidi capolavori dalle buie stanze dei magazzini degli Uffizi) ha creato, in questo scorcio di 2011, una opportunità più unica che rara, scegliendo alcuni tra i busti in marmo più significativi della collezione di antichità romane, sistemandoli su uno sfondo rosso, che richiama inevitabilmente la sala ottagonale più famosa dell’arte rinascimentale, e associandoli quindi a disegni e quadri che ritraggono artisti del Sei e Settecento nei loro studi.

Sbirciando negli ambienti in cui lo scultore o il pittore trovavano la migliore concentrazione nelle fasi salienti del loro lavoro, intuiamo le ispirazioni classiche delle loro opere: busti, teste, statue, riprodotte in gesso oppure frammenti originali strappati agli sterri che, soprattutto in quell’epoca, sono il primo e più diffuso mezzo di conoscenza dell’antico.

La mostra nello spazio delle ex Reali Poste è a ingresso gratuito e aperta tutti i giorni (tranne il 1 gennaio) dalle 10 alle 17

Una volta attraversato il breve corridoio d’accesso veniamo accolti dalla luce di una piccola Wunderkammer: una sala delle meraviglie, quasi il prezioso atelier di uno di quegli artisti che ci occhieggiano dalle pareti. Gli sguardi vividi e le labbra serrate in sorrisi di compiacimento ci introducono nel tempo sospeso che si respirava presso pittori o scultori: un tempo diviso fra le affettate crinoline dei committenti e le provocanti e vivide forme delle statue classiche, cui l’artista chiedeva l’ispirazione necessaria per rendere immortale la propria opera.

Ma altri occhi ci guardano, mentre percorriamo le pareti rosse della sala, altre sopracciglia ci scrutano severe, sono i busti di senatori, imperatori, imperatrici, piccoli putti, giovani amanti. I volti svelati sono infatti quelli di una serie di ritratti, scelta in modo da ripercorrere la storia del gusto e del costume della ritrattistica romana.

Si va dai ritratti di età repubblicana, divisi tra l’aspirazione all’ideale ellenistico del generale ambizioso, ispirato ad Alessandro Magno, e la tradizione consolidata dei volti severi, spesso calvi, che esprimono in ogni piccola ruga il complesso mondo di valori e l’etica pragmatica dei più veri padri della patria.

Nella scelta del tipo di ritratto si riconosce il messaggio, chiaro e profondo, che allora come adesso era espresso attraverso l’immagine di sé.

Scivoliamo perciò velocemente verso il I sec. a.C., e incontriamo un uomo anziano, il cui capo coperto suggerisce un momento dedicato al culto divino. I tratti ricordano Cesare, il primo a porsi il problema dell’autorappresentazione in chiave romana. Poco distante troviamo un ritratto di Augusto, dopo di lui ci saranno opachi imitatori ma a poco a poco ogni imperatore troverà la chiave più giusta per proporsi al popolus: il valido guerriero, il saggio filosofo, il giovane irruento. I ritratti dell’imperatore dovevano essere riconoscibili e pubblici, disposti nelle terme, nelle biblioteche, nei luoghi di rappresentanza imperiale. Alcuni notabili potevano scegliere di mostrarne uno nelle sale della propria domus, quasi a impreziosire le serie dei propri antenati.

Accanto agli uomini, naturalmente, le donne. Spesso le vere artefici di fortune e disgrazie della casa imperiale; nel caso di Livia, ad esempio, moglie di Augusto e matrigna della chiacchierata Giulia, la presenza della stola (una sorta di tunica pesante che doveva coprire le trasparenze della veste più comune) connotava lo spirito matronale, che doveva stemperare gli scandali familiari; ma questa accortezza di facciata non le impedirà di venire appellata “volpe stolata“. In mostra abbiamo una fanciulla ignota che riprende proprio l’uso della stola e che è verosimilmente vissuta poco dopo la morte di Livia, un esempio tipico di come i ritratti dei potenti ispiravano o condizionavano quelli di ricchi o arricchiti.

Questa ispirazione si nota ancora di più attraverso le pettinature: architetture ardite, ottenute per lo più con toupet di capelli biondi di schiave germaniche o celtiche.

Tra i protagonisti imperiali troviamo anche intriganti triangoli: in uno spazio ristretto,infatti, si affrontano Adriano, la moglie Sabina e Antinoo, l’affascinante, giovane amante dell’imperatore.

I quadri e i disegni ci spiegano l’origine dei tanti busti antichi, spesso scelti tra le decine scoperte a Roma e raccolte soprattutto nella Villa Medicea oggi sede dell’Accademia Francese, sopra Trinità dei Monti.

Come rapiti in un’atmosfera da Grand Tour ci aggiriamo perciò tra gli antichi romani e i “moderni” artisti … in una girandola di sguardi e drappeggi, di torsioni e muscoli tesi. In un giro di carousel giungiamo alla fine del percorso espositivo e diamo un’ultima occhiata alla wunderkammer… finalmente appagati scorgiamo i primi ritratti che sembrano quasi sorridere delle nostre ingordigie natalizie.

per informazioni: http://www.uffizi.firenze.it/mostre/mostra.php?t=4ee96572f1c3bc8814000000

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