Certe notti

La Notte dei Musei Aperti

Una Notte al Museo
Effetto Notte

Devono aver penato non poco gli ineffabili comunicatori del MiBAC (ricordiamo, indimenticabile, la campagna che minacciava di sottrarre le opere più importanti se non si fosse registrato il tutto esaurito nei musei che le ospitavano) nell’escogitare un titolo “a effetto” per l’iniziativa 2012 della notte dei musei.

Nel 2005 furono i musei francesi i primi a organizzare un’iniziativa accattivante: garantire la apertura gratuita di musei e aree archeologiche nelle ore serali; l’Italia vi aderì nel 2009 e da allora, ogni anno, viene scelta una serata primaverile per offrire ai visitatori italiani e stranieri bellezze artistiche e luoghi affascinanti in una cornice serotina se non decisamente notturna, e naturalmente “a gratis”!

Quest’anno, tuttavia, la Notte dei Musei Aperti non ha avuto luogo nella serata prescelta (19 maggio). Eppure, c’erano molti buoni motivi per tenere accese le luci nei luoghi della cultura in questa notte davvero buia.

Innanzitutto la possibilità di riscattare un’iniziativa tanto criptica quanto snob (a sua insaputa). Una strategia della comunicazione che prova a rilanciare le visite al museo parlando ai visitatori come a ragazzini appassionati di storie “de paura”, contenti di farsi spaventare dal fantasma del Museo di Napoli, di essere pronti a credere che l’assassino sia Michelangelo, il maggiordomo dei Papi

Lo scollamento tra pubblico e cultura è già abbondantemente avvenuto e il MiBAC non trova niente di meglio che strappare l’ultimo lembo di cerotto, come si fa con quel velo vasariano che dovrebbe coprire la ferita leonardesca e che invece, fino ad oggi, ha garantito protezione ad una ferita purulenta di Palazzo Vecchio: la cupidigia.

La notte in un Museo: la simpatica intuizione di un regista americano, che faceva letteralmente rivivere animali impagliati e manichini d’ordinanza, scegliendo sagacemente un Museo etno-antropologico, già Wunderkammer ricca di fascino, oggi in Italia si trasforma nell’illusione, una delle tante ormai, di un mistero da scoprire.

Ma quale mistero?

Un classico: come è possibile che in Italia si stenti a far fruttare l’enorme patrimonio storico-artistico?

Ecco che i sapidi maestri della comunicazione del MiBAC, posti di fronte al grande interrogativo, non hanno potuto fare altro che cavalcare l’onda lunga di Giacobbo Roberto oppure di Angela Alberto, i paladini della suspence, del fiato sospeso, del trasalire a tradimento di fronte ad un sarcofago mummiesco oppure alla mai abbastanza citata Villa dei Misteri .. di Pompei! Così, si prendono in prestito le gloriose copertine dei Gialli Mondadori, qualche grafica à la Monster House, e un cast stellare che – a noi, ragazzi anni ’80 – può far venire in mente le mitiche Tartarughe Ninja..ecco, forse all’ultimo momento c’è stato un ripensamento, un sussulto dignitoso e al posto di Donatello si è preferito ripetere il nome di Michelangelo (peccato che il suddetto è meglio noto come Caravaggio.. forse un “aka” avrebbe dato un tocco hip hop al tutto), rovinando così il terribile quartetto di carapaci. [certo, una lectio facilior è che al MiBAC hanno saputo rinnovare la rosa e hanno acquistato qualcuno di davvero molto più giovane]

Dunque la Notte dei Musei Aperti… un evento spaventosamente gratuito .. in 3 dimensioni.

Qualcosa che non si paga, con questi chiari di luna, effettivamente spaventa. Sapere poi che non paghiamo proprio quei servizi che potrebbero trainarci fuori dalla fossa biologica della crisi economica, ecco, questo è davvero terrorizzante.

Sulle 3 dimensioni, infine, un pensiero va ai dipinti, gli arazzi, gli affreschi e tutto ciò che, ahimé, non è stato scolpito né edificato.. per loro la Notte rimane chiusa, evidentemente.

No, non siamo qua a “fare le pulci” ad una comunicazione mal riuscita; né è nostra volontà quella di cercare il pelo nell’uovo (di Brunelleschi, dato il contesto, piuttosto che di Colombo).

Vogliamo però cercare di capire e magari suggerire qualche alternativa: perché ammantare la notte dei musei aperti di un’aura di mistero, vagamente mortificante, sia per i musei che per i visitatori? Sono tante le iniziative che si fanno abitualmente (si pensi alle notti dell’archeologia, annuali in estate) in cui l’arte e l’archeologia sono offerte in orari notturni soprattutto per “catturare” chi non ha la cultura, è proprio il caso di dirlo, di dedicare il pomeriggio del weekend a visite storico-artistiche. Segnalo, ad esempio, le interessanti cene di Pugliarte, organizzate nei mesi tra Marzo e Giugno, in cui una occasione conviviale diviene il pretesto per approfondimenti storici di buon gusto!

Ma tutto questo discorso perde di significato quest’anno. La riflessione sulla comunicazione del MiBAC non vale per il 19 maggio del 2012, perché quest’anno è accaduto un fatto ben più grave delle scelte sconsiderate degli yesmen di Resca.

Quest’anno la notte dei musei è rimasta buia. Curioso come il termine “notte” si colleghi, nell’immaginario italiano, a momenti precisi e complessi della storia della nostra Nazione…

La Notte della Repubblica
Signore e Signori Buonanotte
Buongiorno, Notte

La notte del 19 maggio di quest’anno è stata rabbuiata da un fatto gravissimo, una bomba immediatamente legata ad ambienti mafiosi oppure sovversivi, un’alternativa che fa rabbrividire già solo per la superficialità con cui oggi siamo spinti a interrogarci su alcuni fatti di sangue. Inevitabile andare con la mente a quelle bombe che colpirono il cuore della Firenze in mostra e che uccisero vite innocenti.

Oggi, 20 maggio, ci dicono che le tre bombole del gas sono state escogitate e fatte esplodere da un uomo di mezza età che probabilmente ha agito da solo.

D’accordo, rientrato l’allarme mafia o quello, molto più subdolo, delle associazioni sovversive.

E allora?

Perché fermare l’iniziativa della Notte dei Musei Aperti?

Cosa può collegare una visita notturna in un museo o sito archeologico con la deflagrazione vigliacca che uccide una ragazza di 16 anni e ferisce gravemente una sua compagna? Cosa può condizionare l’offerta di cultura di un Paese, che non sa più nemmeno come pubblicizzarla, con l’aggressione violenta ad una scuola?

Nulla, effettivamente nulla.

Tranne, forse, l’esigenza che sentiamo, oggi più che mai, di rischiarare questa Notte. Di scorgere un bagliore in queste ore tetre della nostra Nazione, in cui il suicidio, il rapimento, l’aggressione, l’assassinio, la strage sembrano gli unici mezzi di comunicazione possibili. Comunicazione di un disagio, interno o esterno, e soprattutto dell’impotenza di affrontare le situazioni che qualcun altro (una proiezione più complessa di noi stessi) ci prepara quotidianamente.

Non erano i Musei a dover rimanere chiusi in questa Notte, tutto doveva rimanere aperto e vigile: le nostre orecchie, le nostre bocche, le sinapsi di quei cervelli che rischiano giorno dopo giorno l’atrofia.

E’ una notte buia e tempestosa, quella che stiamo vivendo. Forse solo la luce accesa di qualche sala ci può indicare un luogo più sicuro e più vivo dove riparare: il luogo della mente che pensa e che sogna, di una mente che crea e non rimane vittima delle nostre più segrete paure.

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