Troni e Dominazioni

poiché per mezzo di lui

sono state create tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra,
quelle visibili e quelle invisibili:
Troni, Dominazioni,
Principati e Potestà.
Tutte le cose sono state create
per mezzo di lui e in vista di lui.

Lettera di Paolo di Tarso agli abitanti di Colossi, città della Frigia. [Colossesi, 16]

E’ notte, la strada illuminata solo dai fari dei due pulmini.
Stelle, costellazioni, sembra che si possano seguire giocando a fare i pellegrini sulla via della seta. Invece non ci sono dromedari, la strada è asfaltata e ben presto il silenzio si diffonde tra i volonterosi esploratori.

E’ notte, quando ci avviciniamo ad una sbarra abbassata.
Più che il casotto dei custodi di un parco nazionale, sembra un posto di blocco: vogliono capire chi siamo, cosa portiamo, dove andiamo.. sì, ma.. chi siamo?

Ecco, appunto, chi siamo?
Cosa ci guida in un’ora sonnambula, lungo una strada deserta e su per una montagna allungata verso il cielo stellato?
Curiosità, conoscenza, abitudine, mestiere, cocciutaggine, libertà.
La sbarra del posto di blocco si alza, l’obolo ci garantisce l’accesso… ma c’è un altro pegno da pagare: saremo abbastanza puri?

I pulmini si arrampicano su di un percorso addomesticato, ma siamo ancora solitari e l’illusione si rompe solo quando giungiamo al “rifugio”.
La luce della luna a questo punto ci inonda, le stelle sono tantissime… bocca spalancata…noi, sì, proprio noi, siamo FIGLI DELLE STELLE.

Il rifugio ha già alcuni avventori.
Sembra un incrocio tra una yurta e una malga e le luci sono basse, lasciano così che le ombre dei tappeti appesi alle pareti si allunghino sui volti, stanchi, dei moderni pellegrini.

Qualcuno sfodera luci artificiali per officiare il rito della foto, ma in generale il vento gelido che ci ha accolto ha anche tolto la parola e ci ritroviamo a stringere le tazzine del tè, quasi aggrapparci al calore che emanano.

E’ notte ancora, quando ci avviamo su per il percorso obbligato che conduce alla cima.

Il vento, c’è vento, che vento.

Difficile rimanere in piedi, difficile respirare, ma mentre saliamo c’è già sulla destra un bagliore lontano di azzurro, giallo e rosso.

Il vento, c’è vento, che vento.

Si sale e manca il respiro, nulla a cui aggrapparsi, ma intanto a destra si nota il luccichio dell’Eufrate e le colline cominciano a cambiare colore.
Nel rifugio/bookshop vendono una tazza nera che, quando viene riempita di liquido caldo, cambia gradatamente: il nero svanisce e compaiono immagini delle statue del Nemrut Dağı.

Il vento, c’è vento, che vento.

Raggiungiamo la cima e ci abbarbichiamo ai gradini dell’altare.

Comincia l’attesa.

Silenzio, qualche flash, la comunità è variegata e comunque ristretta. Ci rivolgiamo all’unico punto cardinale possibile, l’EST.
Ma cosa aspettiamo? Cosa CI aspettiamo?

Una luce che ci riscaldi nel vortice di un vento sferzante.

Dietro di noi il palcoscenico ha ancora il sipario abbasato: le statue decapitate, immobili lassù in alto, e le teste appoggiate sul terreno, ma separate da noi da una catena.
Le vediamo, scorgiamo ormai tutti i dettagli, ma non è ancora il momento, tra un attimo le potremo guardare, tra un attimo … chi è di scena.

Arriva la luce, ma non il tepore. Ci voltiamo: eco il becco, la criniera, ecco la tiara, la barba, la corona di fiori. Ecco gli occhi affossati in uno sguardo patetico. Non sembrano statue, piuttosto delle maschere di una commedia dell’arte.
C’è la donna materna (Commagene), il padre autoritario (Zeus), il figlio devoto (Antioco I) e i due giovani servitori, le guardie del corpo (Apollo e Herakles). Non mancano le mascotte di famiglia: aquila e leone, qui molto più concreti che simbolici.

Si gira attorno alla cima per trovare lo stesso spettacolo, ma è quello serale (Terrazza Ovest) perciò non c’è pubblico a quest’ora di mattina. I volti sembrano più sorridenti, sono rilassati, loro, perché ancora lo spettacolo non è iniziato, c’è tempo, almeno una decina di ore.

Scendiamo dal lato opposto. Il clima è più disteso, perfino il vento sembra cessare e il sole riscalda, stavolta.
Il paesaggio si risveglia ad ogni nostro passo, la luce inonda ogni collina, rosa, giallo pallido, verde e l’immancabile mercurio del bacino dell’Eufrate.

Respira a pieni polmoni.

Non rispondere più.
Fermati.
Respira.
Osserva.
Sorridi.

Gli dèi ci hanno accolto, per una volta hanno offerto uno spettacolo a questi devoti sempre in cerca di favori.
La lezione è presto imparata: non importa quante difficoltà si pareranno sulla nostra strada, finché il sole sorgerà, saremo parte di un fenomeno speciale, saluteremo l’alba e ci apriremo al sorriso.

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