Farsalia – II episodio

Cinque puntate per un racconto molto breve. Un esperimento, in realtà, ambientato in un anno importante per la Repubblica romana, per l’Impero romano e per la colonia di Florentia.
Siamo nel 27 a.C. e il veterano Settimio si trova a fare i conti con la propria vita, con le proprie disillusioni e con i sogni di gloria del figlio.
Qualcuno potrebbe vedervi un riferimento alla situazione politica italiana attuale, e magari vedere nell’Ottaviano che diviene Augusto un pallido ritratto del “non-giovane” che ci fa da Presidente del Consiglio.
Beh, quel qualcuno non sbaglierebbe…

Qui la prima puntata

Farsàlia

groma-800x445Nelle giornate limpide, come quella, si riusciva persino a distinguere il tracciato delle strade principali che conducevano in città e il continuo viavai di carri con le merci, le derrate alimentari, e il materiale da costruzione: la guarnigione era ancora impegnata nei lavori di centuriazione e quasi ogni mese si veniva a sapere di un qualche nuovo monumento aggiunto intorno al foro, o di pozzi scavati e strade tracciate.

La colonia cresceva e così il suo territorio, gli schiavi di casa erano estremamente eccitati dalle novità, dato che quasi tutti provenivano da centri cittadini importanti; Settimio non ne era particolarmente entusiasta, ma si rendeva conto che per i figli, anzi, per Settimia, sarebbe stato decisamente meglio vivere a contatto con la civiltà.colonia_romana2
Fu un attimo, un odore più acre, forse una vibrazione del terreno, e Settimio si ritrovò a guardare verso Sud e a vedere un cavallo che galoppava verso di loro. Il suo cavaliere lo fece rallentare prima di arrivare sul pianoro e infine scese, conducendolo per le briglie fino al punto in cui il terzetto era ancora intento a studiare il terreno. «Lucio! Che bello rivederti!» Glauco fu il primo a salutare il giovane padrone, mentre Settimio e Roscio, avvezzi a tenere ben nascosti i propri sentimenti, avevano gli occhi fissi sulla gamba ferita, che sembrava in ottime condizioni. «Ben trovato Glauco! Padre, cosa fate qua così appartati? Roscio, ho saputo della tua scrofa, mi dispiace…». La semplicità di Lucio era sicuramente una sua dote, forse un po’ difficile da apprezzare sempre.

«Lucio, mi sembra tu sia completamente guarito, se ci avessi avvertiti del tuo ritorno avremmo fatto preparare qualcosa… quanto rimarrai?» «Non ti preoccupare padre, c’è tempo! Ho avuto un congedo piuttosto lungo.. beh.. tutti abbiamo avuto un congedo, di una settimana!».
«E cosa è successo, il vostro capo ha deciso di far combattere le donne, finalmente?». Roscio aveva incassato il riferimento alla scrofa ed era pronto per le sue iniezioni di sarcasmo. «No! Roscio, padre… Ottaviano è stato proclamato Augusto! Il senato gli ha rinnovato l’imperium e ormai non c’è niente che lo possa fermare!».
Lucio era raggiante, le guance arrossate per il freddo e gli occhi sorridenti, a Settimio per un attimo sembrò di rivedere Annia e le sue espressioni, quando qualcosa la sorprendeva e la divertiva. Glauco e Roscio cominciarono a fare domande per capire meglio la portata della notizia e perché Lucio ne fosse così entusiasta.

Settimio si ammutolì. Mentre i tre scambiavano pareri e aggiungevano commenti ora positivi, ora più cupi, a volte ironici – Roscio – il Filosofo si stava perdendo nei suoi pensieri.
L’entusiasmo di suo figlio gli aveva fatto tornare in mente il giorno della vittoria a Farsàlo: a quel tempo era un giovane soldato dai riflessi pronti e dallo sguardo sicuro, il suo spirito d’iniziativa aveva salvato diversi commilitoni durante gli scontri e per questo il suo centurione aveva pensato di presentarlo a Cesare, per una pubblica lode.

giulio_cesare_1La vista del condottiero lo aveva emozionato. Alla continua, seppur inconsapevole, ricerca di una figura di riferimento, un qualche surrogato di quel padre che non vedeva mai e dal quale non riusciva a trarre un solo gesto di approvazione – se non affetto, Settimio era particolarmente sensibile verso i suoi superiori. Non cercava solo una ricompensa, lui aveva bisogno della loro stima, ed era pronto a darne di rimando, a difenderli anche con la vita, se necessario. Cesare gli era apparso un uomo minuto nella tenda dell’accampamento, seduto e rilassato, circondato dai più fedeli e intento al pasto frugale per riprendere le forze. «Ecco, Cesare, questo è Severo, di cui ti ho parlato. Ha salvato almeno dieci compagni da morte certa e si è battuto con valore» «Severo, da dove vieni? Qual è la tua famiglia?». Settimio, a cui quel soprannome non era mai piaciuto davvero, si era accorto che, pronunciato da Cesare, assumeva un significato diverso, più serio e credibile. Aveva risposto con precisione e, sollecitato dalla domanda successiva, aveva spiegato di essere sposato con la figlia di Aulo Ofilio e di essere padre di un bambino di due anni. Un sorriso indecifrabile era comparso sul volto di Cesare, seguito da parole di circostanza che lodavano il bravo padre di famiglia e si complimentavano con la scelta della sposa. Settimio non aveva colto in pieno il significato di quelle parole, nemmeno quando, usciti dalla tenda, il suo centurione gli aveva detto che era stata una bella mossa quella di fare riferimento alla figlia di uno dei più cari amici di Cesare. Nessuna mossa, pensava Settimio, era la pura verità.
La vita del soldato Severo era cambiata leggermente, dopo quell’incontro: i servizi più faticosi erano magicamente scomparsi dalla sua routine, e un paio di volte era stato chiamato a unirsi al tavolo dei centurioni durante il pasto serale.

Il flusso dei ricordi fu interrotto dalla voce di Lucio: «Allora, padre, cosa dici? Invitiamo i tuoi amici a cena stasera?».
Settimio annuì con un mezzo sorriso: «Glauco, puoi pensare tu ad avvertirli?»
«Certo Settimio, lascia fare a me».
A Glauco in fondo piaceva avere tutta quella responsabilità; si lamentava spesso con gli altri schiavi, ma era convinto che il duro lavoro lo avrebbe ricompensato al momento opportuno. La condizione di liberto era arrivata fin troppo tardi, secondo i suoi calcoli, ma ora che c’era era il caso di sfruttarla in tutto e per tutto.man_pilos_louvre_mne1330

Rientrarono in casa, non senza aver stabilito con Roscio dove piantare gli alberi esotici. Glauco si mise subito all’opera per scrivere gli inviti, così che giungessero il prima possibile a Cieco e Facundo. In fondo, tutti sapevano che in quell’angolo di mondo gli impegni non erano poi così numerosi e anche senza preavviso i due ex commilitoni si sarebbero presentati in tempo alla cena. Ma si trattava di “seguire l’etichetta”, di fare le cose come si conveniva: Settimio non se ne era mai occupato veramente, aveva lasciato Annia dietro a queste sciocchezze. Annia e Glauco ridevano spesso dell’atteggiamento così distaccato del loro signore, come se il mondo girasse indipendentemente dalle sue scelte, eppure non era così, il mondo chiedeva la partecipazione di Settimio, che lui lo volesse oppure no.

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