Culture Club

Do you really want to hurt me?” cantava Boy George con i Culture Club, ebbene, forse questo sarebbe stato un buon sottotitolo all’incontro del G7Cultura, organizzato a Firenze il 30 e 31 marzo scorsi. Uno dei temi portanti è stata infatti la lotta al traffico di Beni Culturali e la difesa del Patrimonio dell’Umanità in Paesi in guerra.
Una prima assoluta la riunione dei responsabili della cultura di 7 Paesi: Germania, Giappone, Canada, Gran Bretagna, USA, Francia e Italia, ovviamente, che è stata la promotrice dell’incontro. Accanto ai 7 Ministri, il rappresentante dell’Unione Europea, cioè il Commissario Europeo per la Formazione, la Cultura, la Gioventù e lo Sport, e la Direttrice Generale UNESCO.
Le biografie dei protagonisti le potete consultare a questo link.

Molte parole sono state scritte in merito al G7Cultura, molti commenti, ma soprattutto la condivisione di alcuni dei documenti prodotti dall’incontro: Obiettivo3 ha riportato la cronaca degli eventi organizzati, mentre qui potete leggere quella che è già passata alla storia come Dichiarazione di Firenze. Infine, numerose sono state le iniziative collaterali e qui potete trovare una serie di articoli che ne danno conto.

Il mio post vuole essere invece una sorta di racconto personale e di un punto di vista decisamente parziale.

Innanzitutto, la mia presenza nella sala stampa organizzata nella Sala del Fiorino di Palazzo Pitti è stata un fatto fortuito e molto gradito: vi sono stata ammessa come blogger, il che non è cosa da poco, nel panorama generale. Sapevo che molte inaugurazioni e presentazioni ormai invitano blogger che si occupano di cultura, trattandoli alla stregua dei giornalisti delle pagine culturali di quotidiani on e off line, ma di solito si tratta di musei e/o mostre, in questo caso era tutto molto ufficiale e istituzionale. L’osservazione, anche se ingenua, non è peregrina perché si inserisce bene in uno dei fili rossi annodati dal G7, cioè quello della comunicazione della cultura.

Ministri e rappresentanti culturali in Sala Bianca, attorno a loro il circo mediatico.

Ministri e rappresentanti culturali (di ICOM, UNESCO, ICCROM, UNIDROIT) erano seduti attorno al tavolo in Sala Bianca, mentre, fuori, il resto di Palazzo Pitti continuava a essere visitato come al solito. Da turisti, sia italiani che stranieri, che non avevano la più pallida idea di ciò che stava accadendo; nemmeno le 8 bandiere appese sulla facciata del Palazzo avevano destato dubbi… ho pensato a quanto dovesse essere difficile il lavoro di poliziotti e bodyguards..

 

Solo 3 parole

La partecipazione alla conferenza stampa prevedeva tre passaggi:
1) stai in sala stampa e aspetti che i 7 siano pronti a rilasciare dichiarazioni. Nel frattempo, vengono a parlare alcuni personaggi che, a vario titolo, hanno partecipato ai lavori. A questi puoi fare domande.
2) arrivano i 7 e rilasciano le rispettive dichiarazioni. Non puoi fare loro domande.
3) dopo una foto di gruppo nella stanza attigua (pare attorno ad una macchina d’epoca), i 7 rientrano, di passaggio, però, per raggiungere Palazzo Vecchio. Ecco, lì puoi fare domande. Si chiama “doorstep” e, in gergo, significa che vanno fatte domande veloci, probabilmente solo una, mentre i Ministri passano..se ne stanno andando.. se ne sono andati!

Fase 1: il briefing

Eike Schmidt, direttore degli Uffizi.

Manco a dirlo, la parte più gustosa è stata quella del briefing riportato dagli addetti ai lavori del G7. Il primo a venire in sala stampa è stato Eike Schmidt, il Direttore degli Uffizi. Sorridente e in vena di battute, si è ritrovato a rispondere a giornalisti fiorentini, i quali lo hanno martellato con domande sulla Loggia di Isozaki, che ormai è il titolo di un thriller di Jeffrey Deaver, e sul Corridoio Vasariano…
Insomma, le solite cose, molto locali. Pare che il Corridoio sarà aperto al pubblico il prossimo anno, ma lì la domanda vera è: perché aprirlo togliendo gli autoritratti degli artisti? Se è una questione di sicurezza, beh, allora manteniamo le cose così come stanno e lasciamo che vi siano poche visite al mese, su prenotazione. Perché se si tolgono i quadri, diventa un fenomeno da baraccone o una semplice stelletta da appuntare alla giacca, e non si rende un buon servizio alla conoscenza, alla cultura e, in ultima istanza, ai visitatori.
Di altri aspetti, come una supposta collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi, non ha potuto parlare e l’unica notizia originale ha riguardato le opere di Leonardo Da Vinci, che non saranno mai oggetto di prestiti.

Dario Nardella, Sindaco di Firenze.

Poi è arrivato Dario Nardella, Sindaco di Firenze. L’inizio è stato un po’ goffo, perché il buon Dario ha confuso la questione del Vasariano: ha detto che sarà aperto da luglio, ma intendeva il passaggio che collega Palazzo Vecchio agli Uffizi. Ci sarà un biglietto integrato e, parole sue, “Palazzo Vecchio fa alcune centinaia di migliaia di visitatori all’anno, che andranno a unirsi a vantaggio degli Uffizi” (sic! e sigh…amico, non saranno forse gli Uffizi a fare un favore al Palazzo?). Ma poi ha fatto una dichiarazione a mio avviso importantissima: ha detto di aver proposto di rifare il G7 della Cultura, coinvolgendo anche le città europee dichiarate capitali della cultura nei diversi anni, da quando si è cominciata questa prassi virtuosa.
Ebbene, la proposta può sembrare poca cosa, in realtà contiene gli ingredienti che occorrono per rendere concreto l’impegno internazionale sulla cultura. Perché solo mettendo le città sotto i riflettori, si può sperare di convincere le amministrazioni locali a investire sui progetti che le portano a essere selezionate come capitali della cultura.

Da sinistra: Manlio Frigo, Antonia Pasqua Recchia, Mounir Bouchenaki

Dopo Nardella, sono arrivati tre rappresentanti che hanno parlato di aspetti più tecnici e legati alla lotta al traffico internazionale di opere d’arte. Il professor Frigo, dell’UNIDROIT, ha portato le sue considerazioni da avvocato, che lavora sull’aspetto legale; mentre la segretaria generale MIBACT, Antonia Pasqua Recchia, ha voluto fare riferimento all’operazione Unite4Heritage, affermando che è pronta la prima missione, ma senza poter dire di cosa si tratterà… sui Caschi Blu dei Beni Culturali ho moltissime riserve e quindi ci tornerò prossimamente.
Il terzo addetto, Mounir Bouchenaki, ha ricordato le tante missioni UNESCO in Medio Oriente. Dopo l’intervento si è seduto proprio accanto a me. Non ho potuto fare a meno di attaccare discorso e ho scoperto che Bouchenaki è un archeologo, che ha scavato in Sardegna con Sabatino Moscati! Ebbene, l’opera di Moscati è ricordata solo dagli addetti ai lavori, ma lui è stato il primo a far arrivare l’archeologia in televisione e a incentivare la divulgazione archeologica. Dunque, una sorta di genio protettore di quella necessità di comunicazione che è stata più volte ribadita nel corso di questo G7.

Da sinistra: Villanueva & Marker.
E l’interprete.

L’ultimo stacco prima dei 7 Samura..ops, volevo dire Ministri (!) ha visto protagonisti la curatrice del Museo Délacroix, Dominique de Font-Réaulx, la quale ha fatto riferimento all’importanza dell’educazione all’arte, e poi.. due personaggi che sembravano venuti fuori da un film Pixar: Mark Marker, FBI, e Raymond Villanueva, della Homeland Security. Una domanda francamente sciocca sul rapporto tra la politica di Trump e il loro lavoro, che consiste nel perseguire il traffico illecito di opere d’arte, ha fatto scattare Marker, il quale ha risposto che non era lì per “speculate“, dunque per fare polemiche e dietrologie. Una giornalista straniera ha invece giustamente chiesto se hanno visto incrementare il numero di oggetti provenienti dalle zone di guerra in Medio Oriente, ma pare che una informazione del genere fosse top secret... e quindi, i due cartoon si sono accomiatati sorridenti.

I 7 Samurai

I 7 Samurai della Cultura hanno fatto dichiarazioni brevi e molto simili: i punti caldi erano il traffico di opere d’arte e il ruolo della cultura come “ponte tra i popoli“. La Dichiarazione di Firenze è, in fondo, un riaffermare il ruolo di primo piano dell’UNESCO nella lotta contro la criminalità verso i Beni Culturali. Lo scorso 24 marzo è passata all’ONU, su iniziativa di Francia e Italia, una risoluzione che equipara chi danneggia o sottrae patrimonio culturale in un contesto di guerra a chi commette crimini contro l’umanità. L’UNESCO è chiamata a mettere in atto tale risoluzione.
Il passaggio “doorstep” è stato piuttosto confuso e breve, perciò non c’è stato spazio per molte domande.

La domanda possibile

Eppure, una mi era venuta in mente.
L’anno scorso era scoppiata una polemica sulla eliminazione delle ore di storia dell’arte dal programma dei licei italiani. Stando alla Convenzione di Faro, sottoscritta anche dall’Italia nel 2013, ma non ancora ratificata dal Parlamento, l’insegnamento della storia dell’arte è fondamentale per educare i cittadini alla conoscenza e quindi al rispetto dei Beni Culturali. Dunque? Se questo G7 ha avuto come tema anche le necessità di educare, cosa aspettiamo a passare all’azione? Nel 2016 Franceschini ha annunciato un progetto di formazione ai BB CC e qui potete vedere il programma 2016/2017, suddiviso per regioni. Ma si tratta di palliativi, lodevoli ma legati alle iniziative dei singoli docenti, con posti limitati e spesso una forma furba per reclutare lavoro a costo zero. No, mi sa che qui dobbiamo fare qualcos’altro.

La comunicazione: “G7 de che?”

Ad esempio, affidare un avvenimento così siginificativo come il G7 a una comunicazione capace, accattivante e soprattutto capillare. E invece, nella stessa Firenze il programma degli eventi collaterali è stato diffuso solo pochi giorni prima dell’incontro al vertice. Per non parlare della civetta di un quotidiano molto diffuso in città, che il giorno dopo riportava solo la frase di Schmidt sulla Loggia di Isozaki! (aspetta, mi sembra di sentire i cavalli di Frau Blucher in sottofondo).

Insomma, un’iniziativa lodevole, con qualche punta di vera eccellenza, tantissime ottime intenzioni, ma ancora poca concretezza all’orizzonte. I temi caldi riguardavano il traffico di oggetti d’arte, ma non ho visto nessun russo al tavolo in Sala Bianca; né uno svizzero, che potesse rendere conto e ragione di quanti reperti passino dal suo Paese verso i mercati privati. Si sono detti tutti estremamente preoccupati per la situazione siriana, ma non ho ascoltato la dichiarazione di nessun siriano, né politico, né archeologo. Di siriano, a Firenze in questi giorni, c’è solo un arco.

In Piazza della Signoria, fino al 27 aprile, sarà esposta la copia dell’arco trionfale di Palmira (II-III sec. d.C.)

Si tratta dell’arco di Palmira, distrutto dall’ISIS, riprodotto in scala 1/3 in piazza della Signoria. Un progetto interessante, ma anche in questo caso poco pubblicizzato e quindi di difficile lettura da parte del pubblico.

Eppure, cari Samurai, il pubblico è l’unico che può davvero aiutare il vostro lavoro, vi conviene farvelo alleato.

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