Note di viaggio – Sol

Metamorfosi.
Concetto affascinante che mi ha portato fino a Sulmona, la patria di chi le metamorfosi le ha studiate e descritte, e poi alla Rocca, per molti – me compresa – il castello della metamorfosi d’amore.
Falco e lupo, l’uno simbolo di regalità e l’altro del selvatico che ci guarda con occhi gialli e pelo ispido, dal folto di un bosco.

Lupo è la personificazione del male che inghiotte Fantàsia.

 

Lupo era il capitano Etienne Navarre quando ululava la sua disperazione per l’amore maledetto di Isabeau.

Al centro, la rocca smangiucchiata di Calascio: nobile, come una gatta bianca distesa morbida nel sole. Guardinga, come la torre che ancora svetta e guata l’orizzonte del Gran Sasso.

Sentieri aspri di genziana ci conducono sudate ma felici su per il pendio scosceso.
In cosa ci vogliamo trasformare, una volta arrivate lassù?
Forse in quegli uccelli che visitano le feritoie ancora aperte nelle mura. Mentre tutto, intorno a noi, brulica ormai di turisti a buon mercato, urlanti come arpie maleducate.

Salendo ci voltiamo verso il Gran Padre, che ci guarda divertito: tra le sue cime si scorge un megalodonte, possente tra le nuvole. E forse mi sento un po’ Ismaele, forse un po’ Achab, con l’esigenza di trovare il mio mostro personale, e abbatterlo, finalmente.

Depositiamo i nostri pensieri sulle nuvole che si stanno formando e apriamo i nostri obiettivi su scorci che ci sembrano inediti.

Metamorfosi, dicevamo. In cosa vogliamo trasformarci?
Forse in qualcosa di nuovo, che ci regali il brivido dell’inaspettato.

Di Isabeau ho sempre invidiato la libertà dolorosa, di Navarre la fierezza incatenata.

Esterno notte.
Un verso lontano mi ricorda che la natura è ben altro del docile grillo attorno al Bed & Breakfast. Io scrivo nella notte fredda, per regalarmi qualche brivido in più.
Billie, Ella e Louis hanno già smesso di ritmare la serata, a questo punto è solo il rumore delle stelle che mi tiene compagnia.

Fumo piano, per accendere i pensieri. E questi giorni abruzzesi prendono (mutano?) forma sotto le mie dita.

Isabeau, finalmente libera, rende al vescovo i legacci del falco.

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