Il museo in piazza

Ecco il panorama sul retro (!) del Museo Archeologico di Reggio Calabria

Ci sono luoghi della cultura che ci sorprendono per la loro bellezza, altri per la ricchezza, altri ancora per la longevità della loro storia, e così via. La cultura è spesso percepita come qualcosa di lontano ed elitario, ma nella realtà è quanto di più popolare e linfa che innerva qualunque aspetto della nostra vita: siamo noi che facciamo cultura, quotidianamente, da migliaia di anni.

Il museo archeologico dovrebbe servire a “spiegarci” alcuni aspetti di questa cultura-di-tutti e darci gli strumenti per comprendere passaggi storici, a volte complessi, contesti economici e produzioni artistiche.

La città e il suo museo

Immagine della piazza interna da
https://bit.ly/30UJ2HZ

Nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, non appena varchiamo la soglia, ci ritroviamo in piazza Paolo Orsi: dalla piazza cittadina, Piazza de Nava, a quella racchiusa tra le mura del Museo Archeologico della Magna Grecia. Una soluzione simile, di piazza interna al museo l’avevo già notata a Palermo, ma qui mi ha colpito di più, perché ho avvertito chiaramente il collegamento diretto tra città e istituzione culturale. Il personaggio a cui è dedicata la piazza è quello stesso Paolo Orsi che ha letteralmente (ri)costruito i centri indigeni della Magna Grecia e della Sicilia e ha intessuto la complessa rete di relazioni tra Greci e popolazioni indigene dell’Italìa e della Sikelìa. Allo spirito di questo esploratore, indagatore del passato, studioso intuitivo ed estremamente fecondo, dobbiamo davvero moltissimo, soprattutto della conoscenza della storia antica della nostra Penisola e quindi a lui troviamo dedicato, ad esempio, il Museo Archeologico di Siracusa. Ma a Reggio Calabria Paolo Orsi ha lasciato qualcosa di più: l’orgoglio del passato; attraverso la costruzione di un Museo Nazionale che racchiudesse tutto il passato calabrese, così che fosse ben chiaro ciò che i Greci avevano trovato, i legami che avevano stretto con le popolazioni locali e gli sviluppi di questo incontro di culture.

Il museo e i suoi gioielli

Quando, nel 1972, l’ormai celebre Mariottini emerse dalle acque di fronte a Riace con la notizia del secolo, le sorti del Museo Archeologico della Magna Grecia sembrarono segnate: sarebbe diventato l’involucro dei due atleti (?) recuperati dal mare, due aspetti di un Mosè laico (forse) sicuramente greco e miracoloso. I Bronzi di Riace hanno così monopolizzato la visita del museo archeologico e dunque anche condizionato il finanziamento di restauri e ammodernamenti della struttura. Ma con l’arrivo del nuovo Direttore, Carmelo Malacrino, l’istituzione museale sembra aver recuperato lo spirito di Paolo Orsi. Non solo è a lui che si deve l’istituzione della “piazza” interna al museo, Malacrino e il suo staff hanno ripensato il Museo come luogo in cui raccontare lo sviluppo storico dei centri indigeni e poi il loro incontro con i Greci. Lo fanno sia attraverso il percorso museale, sia attraverso le numerose mostre tematiche che, nel repentino avvicendarsi, rendono sempre “nuova” la visita del Museo.

In questa nuova narrazione, i Bronzi di Riace diventano personaggi eminenti, ma non unici protagonisti: la vera protagonista è la Storia, che attraversa centri abitati e santuari e crea luoghi di grande vivacità culturale, come Locri e il culto di Kore/Persefone, il vero e proprio filo rosso della esposizione museale.

Percorsi

Armi e utensili maschili dell’Età del Ferro

Il visitatore comincia a esplorare il Museo dall’ultimo piano (una soluzione che già mi aveva colpito a Taranto) e livello dopo livello viene condotto dalla Preistoria alle varie fasi degli insediamenti indigeni, fino all’arrivo dei Greci. Alla spiegazione tematica (casa, moneta, tomba, tempio) si alterna quella topografica (ad esempio il Santuario della Mannella, a Locri) e veniamo condotti per mano ad ammirare alcuni tra i capolavori dell’arte indigena e magnogreca.

La città

Alla fine del percorso regionale giungiamo a una ricca sezione che raccoglie le testimonianze archeologiche di Reggio Calabria. Complete di riferimenti letterari e suddivise tra le varie fasi cronologiche fino all’epoca romana, incredibilmente ricca di monumenti.

E i Bronzi? Certo, ci sono anche loro! Ci hanno aspettato durante la nostra discesa: li troviamo in una stanza dedicata, che si raggiunge dalla sezione cittadina e che, guarda un po’, è situata esattamente al di là della piazza Paolo Orsi, ma separata da questa da una tenda (un sipario?). Il percorso è così ricostituito: piazza cittadina – piazza museale – spiazzo dei Bronzi.

Ma nel frattempo ci siamo innamorati di un’intera regione e dei molti popoli che l’hanno resa ricca e splendida ed emozionante, attraverso i secoli.

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