Memorabili

Effetto origami 折り紙

Questo post è stato scritto pensando all’origami: la tecnica di piegare un foglio di carta in modo da ottenere una figura tridimensionale. L’idea è che, leggendo questo post, vi possiate perdere nelle sue pieghe e, svolgendole, vediate quali elementi hanno costruito l’articolo. Memorabili è costituito, infatti, dal ricordo di personaggi le cui vite avventurose e complesse si possono “svolgere” nelle pagine web linkate.

Targhe

Mi affascinano alcune manifestazioni di memoria che, più di altre, si attagliano alla definizione del titolo di questo blog: nella cittadina di Camogli (GE) sono le targhe commemorative a esprimere in pieno cosa significhi ricordare personaggi e avvenimenti legati al Mar Mediterraneo. La cittadina ne è piena, perché se è vero una via “Repubblica” e una “Mazzini” o “Garibaldi” non possono mancare in un borgo italiano, è altrettanto indiscutibile che, quanto più piccolo il borgo, tanto più importante sarà ricordare chi quel borgo lo ha fondato, formato, ampliato, fatto entrare nella storia d’Italia.

Persone o eroi

Passeggiando per le strade di Camogli, dunque, ci imbattiamo in personaggi che raramente rimangono oscuri, dato che la mano saggia della giunta comunale ha spesso aggiunto un accenno della storia relativa al personaggio o ai personaggi menzionati. Ci compaiono dinanzi agli occhi i protagonisti di una “Spoon River” urbana, priva dell’angoscia della tomba, ma capace di suscitare curiosità e poi affetto, orgoglio, stima, devozione e meraviglia. Il comune ha selezionato i suoi eroi in maniera attenta e ne ha collocato il ricordo spesso nel luogo che ha reso celebre quel o quella cittadino/a.

Sirene controcorrente

Alle sorelle è intitolata la rotonda, cioè il punto da cui partirono al recupero dei soldati in mare.

Il 24 aprile del 1855 un piroscafo inglese, avviato alla volta della Crimea, carico di viveri e di soldati piemontesi, viene avvolto dalle fiamme nel golfo di San Fruttuoso. Il nome Croesus già rimanda a un passato mitico, fatto di ricchezze orientali e a un monarca smanioso di dimostrare al mondo la propria superiorità. Ma nella realtà del golfo ligure, i marinai del piroscafo si gettano in mare per sfuggire alla morte nel fuoco (impossibile non pensare alla pira su cui trova la morte il lidio re Creso) e trovano la salvezza nella prontezza e nell’altruismo di due sorelle: Maria e Caterina Avegno. Il link che vi invito ad aprire riporta l’avvenimento con il piglio epico delle cronache della Domenica del Corriere! Quel che resta è il riconoscimento dell’estremo sacrificio che le due donne affrontano pur di salvare i poveri fanti poco avvezzi all’acqua e presi dal panico: Caterina sopravvive a stento, a Maria verrà attribuita una medaglia al valore, la prima a una donna, nonché varie altre onorificenze e un indennizzo ai numerosi figli.

Coloni per caso

Esiste un’isola, nell’Oceano Atlantico meridionale, considerata uno dei luoghi più remoti al mondo e dalla storia piuttosto singolare. Il nome glielo diede un marinaio che non vi sbarcò, ma la vide dalla sua nave nel 1506 mentre si dirigeva al Capo di Buona Speranza: il portoghese Tristão da Cunha battezzò così “l’isola di Tristan da Cunha”. Probabilmente data la sua posizione e i fortissimi venti, l’isola non ha un faro: anche per questa ragione, quando, a partire dal 1811, cominciò a formarsi la prima comunità di abitanti, molti di questi erano marinai che avevano fatto naufragio sulle sue coste. Non fu il caso del primo abitante, proveniente da Salem – la città delle streghe! Ma fu quello che capitò a Gaetano Lavarello e Andrea Repetto, naufragati il 3 ottobre del 1892. I due camoglini sono ricordati in una targa non distante dal Museo Navale e oggi, tra i 300 abitanti della sperduta isola, si contano anche cognomi liguri.

Miracolo nel bosco

Io sono rimasta incantata dall’abito della Madonna e qualcosa mi dice che anche Angela non riesce a distogliere lo sguardo da quel tessuto damascato…

A proposito di cognomi, Camogli è la casa di una famiglia tanto antica quanto ramificata: gli Schiaffino. La prima Schiaffino a diventare famosa fu una pastorella, nel lontano 1518. Angela è infatti la protagonista di un miracolo che ancora oggi campeggia nei tondi di ceramica affissi sopra alcune porte e nel gruppo statuario (nonché nell’affresco sul soffitto) di una cappella della Basilica dell’Assunta, sulla c.d. isola del borgo camoglino. La Madonna apparve alla piccola Angela in un bosco, presso il quale si costruì il Santuario del Boschetto: la Vergine inviò Angela in paese con messaggi di pace e oggi la Madonna del Boschetto è spesso invocata nelle situazioni di crisi.

Patriota

Un altro Schiaffino famoso osserva oggi gli abitanti di Camogli e i tanti turisti mentre attraversano il corso principale del borgo (non la passeggiata a mare).

A Simone Schiaffino è dedicata una piazza che egli domina dal burbero ritratto di marmo: alfiere dei Mille, il rude soldato sembra scrutare con severità chiunque entri in città, oppure è solo estremamente infastidito dal fatto di dare le spalle al mare!

La sua è una storia densa di nomi illustri e di gesti eclatanti: è compagno di Nino Bixio, prima nella Loggia massonica e poi sul campo. Gli viene affidato il tricolore cucito dalle italiane di Valparaiso per Garibaldi nel 1855. Così lo descrive Cesare Abba nella sua Storia dei Mille: «… bel capitano di mare, che pareva andasse studiando Garibaldi, per divenire simile a lui nell’anima come gli somigliava già un po’ nel volto; biondo come lui, assai più aitante di lui, con un petto da contenervi cento cuori d’eroe.» Io guardo la sua statua e devo rileggere più volte il dato biografico della sua morte, ad appena 25 anni!

Partigiano

Camogli borgo antifascista: uno dei suoi cittadini è ricordato in ben due luoghi. La “calata” a lui intitolata e poi la targa commemorativa, nella piazzetta sotto l’isola. Si tratta di Baciccia, tradizionale soprannome genovese che in questo caso si riferisce a Prospero Castelletto.

Santi in trasferta

Baciccia solitamente si riferisce a Giovan Battista e ne è una contrazione dialettale, ma il nome del partigiano Castelletto mi permette un breve excursus in questa carrellata di personaggi camoglini: Prospero è infatti il nome di uno dei due santi patroni di Camogli. Li troviamo nella chiesa dell’Assunta, ritratti sulle rispettive lettighe processionali, pronti a lanciarsi sopra la folla di fedeli: Prospero abbigliato da vescovo e Fortunato ancora con la divisa da legionario. Le loro storie sono molto interessanti perché entrambi si sono ritrovati a Camogli per caso. Prospero stava viaggiando da Tarragona, in Spagna, dove era vescovo, alla volta di Roma, per incontrare il papa e morì nel borgo ligure, correva l’anno 409; mentre per Fortunato la storia è un po’ più curiosa: verso la fine del Seicento i fedeli pescatori camoglini cominciarono a chiedere a gran voce un Santo patrono cui affidarsi nelle pericolose uscite in mare. Clemente XI finalmente rispose riesumando le ossa di un anonimo inumato in una delle catacombe romane e inviandolo a Camogli nel 1710: dopo un periodo di “sosta” a Genova, finalmente nel 1714 il nuovo santo venne accolto nella Chiesa dell’Assunta, spodestò Pietro e Paolo dal loro altare e venne battezzato dai camoglini “Fortunato martire“.

L’uomo che inventò il drago

E infine arriviamo a Ido Battistone: un personaggio dalla vita avventurosa e pieno di voglia di fare e di strafare. Vi consiglio di leggere la splendida conversazione che ho messo nel link, perché vi permetterà di tuffarvi indietro nel tempo, non solo di Camogli, ma di un’Italia e forse anche di un’Europa dove era possibile vivere sogni di gloria. L’infanzia e la giovinezza di Ido sono segnate dalla fatica, dal lavoro e dalla mancanza (di mezzi, di una figura paterna…), poi arriva la maturità e una responsabilità importante, quella di una figlia. Ma il gruppo di amici camoglini non riesce a farsi bastare il tran tran del porto e della pesca e dei lavori di artigiani e dei contatti con l’entroterra e con il capoluogo; ecco dunque che si accende la scintilla che farà divampare una piccola rivoluzione! Ido modifica un vecchio modello di scialuppa e lo fa diventare un’agile barca, che battezza “Dragun”, dal nome del castello della Dragonara, quello che domina l’isola e che contraddistingue Camogli. A partire da quell’aprile del 1968 (ma Ido ricorda primo maggio, una data ancora più emblematica) il Dragun diventa in poco tempo il simbolo di Camogli e ambasciatore di una “ligurità” che sa di sfida (nella regata veneziana, unica barca “straniera”) e di tenacia (nelle imprese sul Po o su altri fiumi europei). Oggi il suo dragun dorme coperto accanto alla enorme padella usata per la sagra del pesce di San Fortunato.

Epilogo

Camogli è ricca di lapidi e di strade intitolate a illustri concittadini: accanto a quelli che vi ho citato troviamo una serie di personaggi locali, pediatri, educatori, sindaci, una serie di figure importanti per la comunità. Questo è, in fondo, ciò che più si avvicina al concetto di eternità: assolutamente impensabile sfiorarlo per un essere umano, per definizione limitato nel tempo, eppure afferrabile da parte di chi si prodiga per il benessere dei propri concittadini.

L’eternità si compie nel ricordo dei posteri.

Il tramonto a Camogli è un’esperienza che va vissuta
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