Notturno #2

L’ultimo rintocco della mezzanotte è il momento in cui finalmente tutto quello che è accaduto durante la giornata comincia ad avere un senso.

Memorie dal Mediterraneo è una dichiarazione di intenti, più che il titolo di un blog, e forse è arrivato davvero il momento di ricordare in maniera più organizzata: chiedo a Chopin di ispirarmi e do inizio ad alcune brevi riflessioni, tra la mezzanotte e l’una.

Danza

Torno a scrivere in notturna, questa volta con un accompagnamento d’eccezione: Maurizio Pollini e Chopin, la storia di una ricerca lunga e meticolosa e di un’alchimia bellissima. Lascio che il n.3 mi riempia i polmoni e mi immagino girare su pavimenti di lucido marmo, in un ballo senza passi, quasi uno zebekiko in salsa polacca.

Musica

Oggi ho deciso di coccolarmi un poco e così sono entrata nello scrigno delle meraviglie che è la libreria di un caro amico. Mentre indovinavo un pensiero da regalare, Andrea mi ha messo davanti agli occhi un’edizione dell’Odissea che ancora non mi era capitato di vedere: la versione di Emilio Villa, effervescente intellettuale che nel 1941 si cimenta con il vecchio aedo cieco e decide di tradurre l’opera dell’astuto viaggiatore, rendendola più moderna. Ho appena dato un occhio veloce e mi ha colpito l’espressione “Musica diva, con la quale viene chiamata in causa la Musa ispiratrice.

Mi piace l’idea di conoscere un approccio diverso al poema che mi ha seguito in ogni tappa della mia vita di viaggiatrice. Alla fine, per me l’importante è che non venga storpiata l’espressione-manifesto: navigando sul mare color del vino verso genti straniere.

Staremo a vedere, Andrea mi ha solleticato la curiosità e sollecitato una recensione o anche solo un pensiero a margine. Sfida accettata.

Canto

In questa giornata finalmente diversa, finalmente molto simile alle mie 24 h tipiche – cioè quelle che sembrano durare 30 h – ho avuto il tempo di ascoltare una trasmissione radiofonica che mi lascia spesso perplessa: su Radio3, alle 14.30, va in onda “L’idealista“, una serie di canzoni concatenate seguendo un filo rosso “ideale”. Oggi era il turno di medicamenti, cure, medicine e così mi sono ascoltata Lithium, dei Nirvana, e Xanax and wine, degli U2. C’era poi un componimento jazz ispirato al Valium, ma a quel punto mi ero già persa dietro mille pensieri…ad esempio quanto mi sarebbe piaciuto poter prendere qualcosa che annullasse la mia percezione della realtà, quasi un incantesimo da Bella Addormentata, e che mi facesse risvegliare alla fine del periodo di quarantena.

Un amico ha fatto riferimento al laudano e l’associazione di idee più veloce della luce mi ha presentato l’immagine di Elizabeth Siddal, languida moglie di Dante Gabriel Rossetti. La sua vicenda sarà presto da me narrata in coinvolgenti incontri via Zoom, ma il riferimento al laudano lo posso spiegare in due parole.

Elizabeth posò come modella per la celeberrima Ophelia di Millais, ma si ammalò probabilmente di polmonite, tanto che il pittore venne affrontato dal padre della ragazza che minacciava una denuncia. Ripresasi, entrò nel cerchio magico della Confraternita Preraffaellita e si innamorò di Dante: una relazione estremamente dolorosa, fatta di discussioni accese e riconciliazioni struggenti, probabilmente anche di un tragico aborto. Elizabeth, che aveva cominciato a scrivere poesie e a dipingere, continuò a soffrire della polmonite e il laudano che usava per calmare i dolori fisici divenne prezioso alleato anche per quelli emotivi. Un giorno la dose le fu fatale e Dante restò a piangere una moglie suicida.

Il cerchio si chiude

Il laudano, dunque, ha sempre esercitato su di me un certo fascino: il termine evoca crinoline e merletti – almeno a me – e una certa grazia, tutta ottocentesca e britannica, di assumere medicinali potenti all’ora del tè. Ma se cerco l’origine di questo oppiaceo, mi imbatto in Paracelso, medico alchemico del Cinquecento, il cui nome vero era Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim.

Teofrasto, rieccomi a te! Come sottolinea Giuseppe Squillace nella edizione “Sugli odori” pubblicata per Olschki, è fin troppo suggestivo collegare i due omonimi e cercare nel discepolo di Aristotele una vena di alchemica follia. Paracelso, dicevo, dà il nome di laudanum a una resina estratta da foglie e fiori del genere costus, impiegata fin dall’antichità; solo i discepoli di Paracelso associano il laudano all’oppio e il resto è Storia, come si dice.

Eccomi allora ancora una volta, salutare il solitario rintocco notturno e ritrovarmi nella bottega del farmacista appassionato di erbe e piante e profumi e unguenti. Stasera l’aria carica di pioggia impaziente di rovesciarsi su di noi si impregna di un aroma difficile da combinare: una coltre di oppio, ma dal nome più subdolo.

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