Ridestare i morti

«Non esiste incantesimo che possa ridestare i morti» rispose Silente con gravità

J.K. Rowling, Harry Potter e il Calice di Fuoco
Da Odilone di Cluny a Odilon Redon

La notte del 31 ottobre si accende come il Monte Calvo dei diavoli di Moussorgsky e accoglie immagini spaventose, spesso mostruose, di chi si affaccia nel mondo dei vivi per terrorizzarli, minacciarli perfino. Quando la notte passa, il nuovo giorno è dedicato ai Santi, uomini e donne, chiamati a purificare la paura che ha macchiato il mondo.

Poi arriva il 2 novembre e la tradizione affida a un monaco di Cluny la responsabilità di aver dato un luogo alle anime dei defunti. Non quelle che cercano di terrorizzare e nemmeno le anime nobili che hanno vissuto nella Grazia, benedicendo il mondo con le loro opere miracolose. Il 2 novembre è il giorno del ricordo di tutti coloro i quali sono morti, senza distinzione, senza limitazione, senza giudizio.

Una necessità

I rituali del passaggio dalla vita alla morte sono tanti, diversificati nel mondo dalle molte credenze: chi muore deve essere adeguatamente salutato e preparato a quel che gli spetta (o lo aspetta?). Ma ciò che accomuna chi resta è l’esigenza tutta umana di ricordare chi passa. La memoria è la nostra scintilla di eternità, guai a negarcela.

Forse per questo, in un giorno imprecisato del Medioevo di Cluny, ci raccontano le cronache sacre che un giovane frate chiedesse a Odilone, celebre abate del monastero benedettino, se esistesse un giorno in cui le anime dei defunti potessero essere ricordate e magari aiutate a passare più velocemente dal Purgatorio per accedere finalmente alla Gloria di Dio.

Sant’Odilone decise che il giorno dopo Ognissanti sarebbe stato quello designato per tale incombenza: raccogliere preghiere e atti di carità e di benevolenza, magari pagare anche per qualche indulgenza, e presentare il tutto a Dio in favore delle anime purganti.

Chiesa di San Pietro a Portovenere, La Spezia

Incantesimi

E fu così che nell’XI secolo, da Cluny si diffuse – prima nei monasteri cluniacensi e poi in tutto il mondo cattolico – l’uso di associare, in sequenza, le minacce di anime inquiete, le benedizioni di anime nobili e infine gli interessi di anime povere.

Fu così che i cimiteri si riempirono di parenti e il culto dei morti divenne un impegno annuale: ecco la forzatura di una data che ferma nel tempo il culto dei morti, come se il pensiero dei defunti potesse essere limitato a ventiquattro ore all’anno.

Quale gesto può compiere il parente quando si trova dinanzi a una tomba il due di novembre? “Non esistono incantesimi che possano ridestare i morti”, perciò dovrà essere lo stanco rituale il gesto che compirà la magia: il ricordo verrà ridestato, anziché il corpo consumato.

“Perché di lor memoria sia”

Inevitabile citare Dante, il primo che diede voce alle anime del Purgatorio, una concezione elaborata compiutamente solo nel 1274 a Lione. Tutto, nel viaggio di Dante, parla della necessità del ricordo, a partire dal fatto che il fiorentino chiede a chi incontra di citare il proprio nome e raccontare la propria storia e si ripromette di non dimenticare le sofferenze e la verità di ciascuno.

Nelle Antesterie ad Atene i morti venivano ricordati a febbraio, nei giorni della celebrazione del vino nuovo: le anime dei defunti venivano immaginate aggirarsi per le strade della città e si offrivano dolci a Hermes, perché le conducesse lontano dai vivi e le convincesse a essere benevole. Nella Nekya dell’Odissea, il protagonista incontra le anime dei defunti, ma per convincerle a mostrarsi, dopo aver fatto i sacrifici di rito, promette di ricordarsi di loro una volta a Itaca. I defunti greci andavano ricordati per tenerli buoni e venivano associati ai riti di rinascita che identificavano il dio del vino.

In Moldova ho trovato tavoli e sedie allestiti in mezzo alle tombe di un cimitero e mi hanno spiegato che nei giorni della Pasqua è uso banchettare nella città dei morti. Il loro ricordo è vissuto nei giorni della Passione del Cristo e reso ancora più struggente dall’associazione con l’estremo sacrificio del figlio di Dio.

Tradizioni

Allora entriamo in questi cimiteri e ripetiamo i gesti del rito: solo così riusciremo ad attutire il dolore del nostro ricordo.

Questa voce è stata pubblicata in Sirene e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.