“Una cicala di troppo” – racconto a puntate 6

Un imprevisto

“Come si chiama quella collina con la chiesetta bianca?” “E’ il Licabetto, Elena, è la terza volta che me lo chiedi… lo abbiamo visto anche ieri … “ “Ah!! Già! Che scema! Mentre là dietro c’è il Filopappo” Elena si voltò di 180° e con il dito cercò di puntare il monumento dal nome fuorviante. “Ma c’è un autobus che sale fin lassù, sul Licabetto?” “Non proprio, ho visto che ad un certo punto c’è una specie di teleferica, o qualcosa del genere, altrimenti si può salire a piedi, deve esserci una vista splendida da là!” Asia era entusiasta, sperava di convincere le amiche a tentare la salita, magari dopo cena, per ammirare il panorama di Atene di notte. All’improvviso si udì un grido e il gruppo di turisti dell’Acropoli, che si erano raccolti sotto la bandiera greca, ebbe un sussulto: un ragazzo spagnolo si era arrampicato sul muretto di recinzione e se ne stava lì, a gambe divaricate e pugni sui fianchi, pronto a farsi immortalare dai suoi amici. Subito il fischio nervoso e prolungato di un paio di custodi fendette l’aria e annunciò l’arrivo degli addetti alla sicurezza. Il ragazzo saltò giù ridendo e si riunì al gruppetto che, molto probabilmente, lo aveva sfidato in quella posa rischiosa. “Che cretino! Ma come si fa?!” Elena si era spaventata e si sfogava almeno a parole contro l’insensatezza di quel gesto, Cassandra, dal canto suo, scuoteva la testa, ma nel frattempo si era accorta di una cosa: Asia era scomparsa di nuovo. ‘Era troppo bello per essere vero’, questo fu il suo primo pensiero, in riferimento alle considerazioni della sera precedente su come Asia avesse finalmente cambiato atteggiamento. Qualcosa, però, le diceva che stavolta la situazione era diversa, questa volta bisognava preoccuparsi davvero.

Persa!

“Allora, ragioniamo un attimo, non può essersi persa, non può essersene andata senza di noi. Magari si è sentita male?!” Cassandra ed Elena non sapevano più che pensare, l’avevano cercata in lungo e in largo, in fondo l’Acropoli non era così grande. Avevano fatto il giro delle sale del museo per ben 3 volte, si erano infilate nei bagni, anche quelli maschili. Nulla. Però, prima di avvertire la polizia, pensavano che, forse, un salto all’ostello sarebbe stato opportuno, magari, per una ragione imperscrutabile che si sarebbero prontamente fatte rivelare, Asia era rientrata senza avvertire…  Appena varcarono la soglia si fece incontro la giovane greca della reception, annunciava che avevano ricevuto una telefonata dall’Italia. Le due amiche trasalirono, possibile che fosse una coincidenza? Guardarono il messaggio che era stato lasciato, era di Clizia e chiedeva loro di chiamarla il prima possibile. Incerte sul da farsi, e constatato che di Asia non c’era traccia nemmeno all’ostello, Elena e Cassandra scesero nella piazzetta e si apprestarono a chiamare Clizia.

“Eccovi! Meno male, temevo che non sareste rientrate prima di sera, ma non sapevo come raggiungervi!” “Clizia, che c’è? Senti, spero sia una cosa urgente perché, per la verità, qui siamo in un bel casino”  – “Casino? Che è successo?” “Si tratta di Asia, non la troviamo più e non abbiamo idea di dove sia”. Dall’altro capo del telefono si udì un silenzio di ghiaccio. “Clizia? Ci sei? Hai capito cosa ti ho detto?”

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