Conferenze o Sofferenze?

“È come sparare sulla Croce Rossa”, un refrain abusato per bloccare sul nascere ogni commento negativo rivolto a cose/persone/istituzioni che sono oggettivamente carenti, forse costituzionalmente carenti. In tal modo, nel tentativo di preservarle, non si fa altro che prolungare l’agonia oppure avallare la loro carenza, impedendo paradossalmente ogni tipo di “redenzione” o sollievo dai troppi patimenti.

Per questo non è facile leggere qualche commento negativo, su quotidiani locali o nazionali oppure nei siti o nella stampa specializzati in “fatti d’arte o archeologia”, riguardo al Museo Archeologico di Firenze

Una ingombrante eccezione è il libro delle visite che da qualche tempo è aperto al pubblico intervento nel Salone del Nicchio, la prima grande sala che si incontra entrando da piazza SS. Annunziata, dedicata a mostre temporanee e generalmente gratuite.

Il libro è pieno di annotazioni, in lingue diverse anche se gli spagnoli sembrano avere un gusto per l’espressione …poco mediata (chissà quanto meditata). I commenti sono per lo più negativi, segno del fatto che il Museo è frequentato da turisti, probabilmente abituati a cercare i resti archeologici delle città che visitano (non sarebbe altrimenti facile spiegarsi il motivo del loro ingresso in un edificio poco visibile e pochissimo pubblicizzato) e a trovarsi dinanzi a luoghi più …accoglienti…

Un altro dato desumibile dal librone è il fatto che i visitatori italiani hanno ormai smesso di pretendere: appagati dagli Uffizi, per visitare i quali si paga tre volte il prezzo del biglietto dell’Archeologico, e dagli altri musei o mostre di cui Firenze è ricca, quando giungono in piazza SS. Annunziata non chiedono molto al vetusto edificio museale. Lo catalogano frettolosamente nei Tagli Alla Cultura, una TAC che rileva quel che già a occhio nudo è evidente: uno spazio vuoto.

Eppure il Museo è ben lontano dall’avere un encefalogramma piatto: lo si può considerarecava da estrazione“, quando presta volentieri i tanti pezzi da novanta a Musei vicini e lontani; “laboratorio di artisti“, quando accoglie benevolo i parti di artisti più o meno famosi, che giustamente giocano con i reperti a briglia sciolta; “camera oscura“, quando si blocca per qualche aggiustamento o ripensamento per poi tornare aperto al pubblico in allestimenti sempre rinnovati. A volte è anche Museo, inteso come luogo in cui conservare e mostrare reperti archeologici in sezioni di ambito diverso e disposti in senso cronologico; in qualche occasione tali reperti sono raccolti seguendo un tema particolare, in tal modo nascono le mostre temporanee.

Vi sono, infine, alcuni momenti dell’anno in cui il Museo Archeologico di Firenze decide di rinnovare l’impegno che, a suo tempo, fu il principale pensiero dei primi Direttori: creare un luogo di studio, dove l’oggetto archeologico fosse analizzato e osservato per far progredire la riflessione sull’antico. In questi rari casi abbiamo delle conferenze nelle sale al piano terra, anzi, per meglio dire, in uno “slargo” poco prima di cominciare il percorso della mostra temporanea di turno, presso le scale.

Oggi pomeriggio era per l’appunto il turno della conferenza, nell’ambito della manifestazione fiorentina Tipi da biblioteca.

Io non voglio qui riflettere sulle tante problematiche, evidenti non solo agli spagnoli, di questa istituzione nazionale, un Museo fondato negli anni ’80 del 1800 con un Regio Decreto, in una Firenze che usciva dal suo periodo d’oro come Capitale d’Italia. Ritengo tuttavia mio dovere, di persona che in quel Museo ha lavorato e spera di lavorarci ancora, stigmatizzare quel che è accaduto e lanciare un appello.

Come si diceva, nelle occasioni di conferenza il Museo gioca il tutto per tutto, soprattutto quando, come in questo caso, si tratta di inserirsi in un programma ben più ampio, che coinvolge tutta la città. Eppure… eppure c’è ancora qualcosa che manca nell’amministrazione del Museo, quel certo non so che che dovrebbe trovare una sala adibita a questi incontri, che dovrebbe pubblicizzare degnamente l’evento, che non dovrebbe mandare allo sbaraglio un funzionario molto preparato, Luca Fedeli, ma decisamente digiuno delle più basilari norme di comunicazione.

Non è stato tanto l’argomento trattato, saltando passaggi-chiave per una comprensione anche da parte dei non addetti ai lavori… il dott. Fedeli ha parlato delle collezioni di reperti senza spiegare il termine collezionismo applicato all’archeologia e saltabeccando da un secolo all’altro, da Leopoldo a Cosimo, dall’Egitto all’Etruria … ciò che mi ha colpito (una volta di più) è stata l’interruzione dovuta alla batteria esaurita del computer.

Erano solo 2 gli affezionati (è il caso di dirlo) che si erano presentati per seguire la conferenza, il resto della scarna platea era costituito da colleghi della Soprintendenza (e da me), nessuno ha trovato peculiare l’inconveniente e c’è chi si è lanciato nella folle ricerca di .. un trasformatore (!). Non è certo possibile caricare il solo relatore della responsabilità di un intoppo al limite del fantozziano…

Proprio nei giorni in cui il mondo (!) piange un brillante venditore di idee informatiche … questo teatrino dell’assurdo, andato in scena in un luogo che per sua conformazione fisica è luogo di cultura, mi ha irritato e rattristato.

Una concezione sterile del lavoro di tutela, una vantata ignoranza rispetto ai più comuni mezzi di comunicazione di massa, crea una torre d’avorio là dove l’avorio è solo quello – millenario – di alcuni tumuli funerari (tra l’altro in mostra proprio in questi mesi!).

Eppure il Museo Archeologico di Firenze è vivo!

Nei visi e nelle grida dei bambini che sono – a oggi – i principali fruitori di quelle sale…negli sforzi titanici di collaboratori e funzionari (lo stesso dott. Fedeli è a capo di una Sezione didattica che da anni si impegna intensamente nella comunicazione del Museo e nella divulgazione scientifica nelle scuole e con le scuole) per rendere il Palazzo della Crocetta un luogo più moderno e forse più accattivante.

Manca ancora la capacità di mettersi in gioco completamente con la città, i turisti, la comunità scientifica e chiunque abbia voglia di un po’ di sana cultura etrusca, greca ed egizia a Firenze!

per questo vorrei lanciare un appello…

NON LASCIAMO SOLO IL MUSEO!

Partecipiamo alle prossime iniziative (su queste pagine le troverete puntualmente ricordate, comunque questo è il dépliant) quanto più numerosi.

E domandiamo, esigiamo una maggiore attenzione a chi è il primo proprietario di quei reperti: la comunità! Si tratta di beni pubblici e di conferenze che riguardano le tappe principali della cultura fiorentina e toscana in generale. Si tratta dei grandi temi che da sempre appassionano e interrogano umanisti, scienziati e .. gente comune…

La cultura è nostra! ENTRIAMO A PRENDERLA!

Concludo con una canzone struggente, che più di ogni altra parola o immagine interpreta l’intenso dolore che provo e il desiderio di un futuro migliore per il Museo Archeologico di Firenze….

Historia de un amor

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4 Responses to Conferenze o Sofferenze?

  1. carlo colombo scrive:

    Siamo i DUE che Lei definisce “affezionati”.
    Il giudizio astioso e supponente che Lei esprime non è da noi condiviso.
    Il Prof Fedeli ci ha deliziato con una conferenza piacevole anche se non esaustiva a causa della limitatezza temporale.
    La supposta sua scarsa competenza informatica è stata ampiamente compensata dalla indubbia competenza.
    La salutiamo e ci auguriamo che le Sue speranze si realizzino.

  2. Stefania scrive:

    Gentilissimo sig. Colombo!
    la ringrazio molto di aver voluto lasciare un suo commento.. io purtroppo non mi ero potuta trattenere alla fine della conferenza. Le dico subito che mi dispiace molto di essere sembrata astiosa e supponente. Ciò che è curioso è che ho fatto leggere questo mio scritto a colleghi che conoscono bene quanto me l’ambiente in cui sono state organizzate le conferenze di cui parlo e, pensi un po’, tutti, nessuno escluso, mi hanno detto di condividere ciò che scrivevo ma di ritenere che fosse troppo “leggero” e “troppo ottimista” ! pensi un po’, come sono diversi i punti di vista.. ma è proprio questo ciò che mi sta a cuore. Chi sta “al di qua” della cattedra (!) o del pulpito deve riuscire ad avere una sensibilità molto più vicina a chi sta al di là! Io sono molto contenta del fatto che abbiate apprezzato la conferenza, d’altronde il dott. Fedeli, sul quale – come ho scritto – non voglio, non posso e non devo scaricare gli sbagli di molti altri, ha la capacità di comunicare piacevolmente il suo sapere. Però io vi posso assicurare che l’operazione di offerta al pubblico doveva, poteva, essere molto migliore. Più curata, non si stanno chiedendo miracoli. Il fatto di non curarla denota, secondo me, poco rispetto proprio per chi, come voi, sfida scioperi e intemperie per ascoltare una conferenza al Museo Archeologico. Lo dico non come illazione, ma in qualità di persona informata dei fatti e che ha lavorato proprio al Museo e che ancora collabora; conosco la professionalità di chi lavora lì, ma conosco anche i limiti. Il fatto che vi abbia deliziato a me fa solo piacere, ma non posso ignorare i difetti oggettivi di quell’incontro. In fondo avete raccolto proprio il mio invito: il dialogo. Spero di potervi vedere venerdì prossimo e negli altri incontri d’ottobre al Museo. Spero che insieme a voi partecipino molti altri fiorentini, e non. Spero che il dialogo possa finalmente produrre ottimi frutti, oltre a questo nostro breve scambio di commenti.
    Ecco, raccolgo infine il vostro augurio a che le mie speranze si realizzino.
    Stefania

  3. Alessandro Berra scrive:

    Cara Stefania,
    per caso ho letto la recensione (?) alle conferenze al Museo Archeologico.
    Obietto che di quelle conferenze non sapevo nulla; una volta arrivava qualche invito, per solito uno/due giorni dopo l’evento. Ora che tutti, a prescindere dalla situazione economica e dalle scarsità (?) di finanziamenti, ricorrono agli invii via mail, sarebbe opportuno creare un database da allertare con molto anticipo (persino i pensionati, fortunatamente, hanno l’agenda piena d’impegni) e da richiamare alla memoria nell’imminenza dell’evento. Non é difficile.
    Ma se non si comincia con le cose facili, non si va molto lontano. Né serve lamentarsi

    • Stefania scrive:

      Gentile dott. Berra, ho l’impressione che abbia frainteso il mio ruolo… io non lavoro più al Museo Archeologico, ma continuo a frequentare la biblioteca della Soprintendenza. Con alcuni funzionari mi capita di collaborare saltuariamente, ma non con la segreteria del Museo. Tramite questo blog, se avrà avuto modo di “sfogliarlo”, ho l’opportunità di esprimere alcune considerazioni che riguardano i Beni Culturali e cerco anche, per quanto mi è possibile, di condividere informazioni relative a iniziative culturali, non solo fiorentine. Anche per le conferenze mi sono fatta da tramite, per diffondere anche attraverso i miei – poveri – canali le date e gli argomenti degli incontri. Quello che mi sento in dovere di fare, proprio in forza dell’affetto che continuo a nutrire nei confronti dei BB CC, è non limitarmi alla notizia, ma, quando posso verificare di persona, commentare anche l’iniziativa. Delle conferenze cui non ho potuto assistere non ho scritto nulla, mi sono limitata a diffondere le date. Di questa ho pensato fosse più utile scrivere qualcosa, piuttosto che lasciarla nel silenzio o, ancora peggio, affidarla agli affilati e maliziosi commenti delle tanto diffuse “voci di corridoio” che ancora e sempre minano l’integrità di Museo e Soprintendenza fiorentini. La mia è una critica, certo, ma anche un invito che, le dirò, è stato molto apprezzato anche dagli “interni” che hanno avuto modo di leggerlo. Purtroppo, nel successivo incontro, non si è verificato questo mio auspicio, anche i due signori di questa prima conferenza hanno dato forfait. … La situazione della segreteria del Museo la ignoro, se dovesse essere la stessa che ho lasciato 3 anni fa, beh, credo che il lavoro da fare sarebbe davvero tanto. Da parte mia, quando ho modo di comunicare le mie perplessità o le mie congratulazioni lo faccio anche a voce. A breve scriverò qualche riga di commento su un’altra iniziativa del Museo, anche in quel caso non per bloccare gli entusiasmi, ma per contribuire, come posso, ad aiutare ad aggiustare il tiro ..
      La ringrazio molto per questo suo commento e per il contatto via-facebook che mi permette di ampliare gli orizzonti di questo personalissimo giornale.
      Stefania

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